L'ex mancato Manolo Pestrin: da Ascoli a Salerno tra i fischi

Il suo ritorno coincise con una serie di polemiche, ma il calciatore riconquistò la piazza

Salerno.  

 

Salerno è una piazza molto particolare, c’è sempre chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. I tifosi sono uguali in tutta Italia, le tue decisioni non verranno sempre condivise da tutti e chi ti applaude oggi è pronto a prenderti a calci domani”. Quante volte patron Mezzaroma ha parlato così del variegato mondo del tifo, laddove sentimenti e passioni talvolta comportano giudizi affrettati e che vengono totalmente modificati 90 minuti più tardi. Salerno, in questo, non fa eccezione e quel che maggiormente balza agli occhi è il clima di crescente tensione ed insoddisfazione che aleggia intorno ad una società  che, a conti fatti, ha vinto tre campionati e due coppe. Uno degli argomenti che negli ultimi tempi ha diviso maggiormente la tifoseria è stato il ritorno a Salerno di Manolo Pestrin a 3 anni di distanza da un derby casalingo giocato in uno stadio semivuoto e perso per 4-1 a cospetto del Sorrento di Simonelli. All'epoca fu doveroso rinfrescare un pò la memoria generale e sottolineare anche i meriti di un calciatore ricordato dai più per i numerosi cartellini collezionati e per un atteggiamento apparentemente abulico sul terreno di gioco e che, in realtà , dietro le quinte ha fatto tanto per i colori granata. Se nel primo anno di militanza salernitana è stato frenato da un fastidioso infortunio (da dicembre a marzo fu uno dei calciatori con la media voto più alta), nei due successivi- caratterizzati da un’infinità  di problemi societari- Pestrin ha dimostrato di avere a cuore le sorti del club firmando, insieme ai compagni, liberatorie utili a garantire l’iscrizione al campionato e rinunciando ad un bel pò di soldini pur di non gravare sulle casse presidenziali.

Andato via da Salerno per volere di Lombardi sia nel 2010, sia nel 2011 (“Non avrei mai lasciato la Salernitana, ho cercato sempre di dare il massimo conducendo una vita professionale e soffrendo molto quando perdevamo le partite” dichiarò rispettivamente a Torino e Frosinone in sede di presentazione ufficiale), Pestrin è stato, seppur per breve tempo, uno dei cosiddetti “eroi” della stagione 2010-11: anche grazie a lui la Salernitana si iscrisse a quel campionato, nel girone d’andata fu autore di numerose partite di buon livello e, messo fuori rosa a fine dicembre, si è allenato da solo assieme agli altri “senatori” senza mai dire una parola fuori posto, mentre l’ex capitano Fusco lo definiva “un grande professionista, uno di quelli che ha sempre dato una mano nello spogliatoio e che tiene alla Salernitana”. 

Altra caratteristica di Pestrin era quella di metterci sempre la faccia e di assumersi le sue responsabilità  soprattutto nei momenti più delicati: primo a lasciare il campo dopo una vittoria ed ultimo ad uscire dal terreno di gioco dopo una sconfitta anche a costo di subire gli improperi della Sud, l’ex Cesena esitò un pò prima di accettare il ritorno a Salerno proprio perchè consapevole dello scetticismo di una piazza che di certo non lo ha accolto a braccia aperte. 

"Pestrin mercenario" lo striscione affisso all'esterno dell'Hotel Mediterranea prima della partita interna contro il Gubbio, quando il suo riscaldamento a bordo campo fu accompagnato da una serie di fischi soprattutto dal settore curva Sud. L'intuizione- ed il coraggio- di Fabiani furono premiati perchè il centrocampista fu capace di trasformare lo scetticismo in un autentico plebiscito. In quel girone di ritorno prese per mano la squadra trascinandola ai play off, l'anno dopo fu leader e capitano della Salernitana che vinse con merito il campionato, in B ha fatto comunque la sua parte dimostrandosi un professionista serio dentro e fuori il rettangolo verde. Unico rimpianto quello di non essere stato schierato da Menichini in occasione della sfida di ritorno dei play out con il Lanciano, quando avrebbe potuto ricevere il meritato applauso di un pubblico che ha avuto l'intelligenza di ricredersi. Qualcuno assicura che, nel post partita, ci sia stato un confronto dai toni accesi, altri dicono che il capitano abbia ingoiato l'amaro boccone isolandosi durante i festeggiamenti e cenando da solo, con uno stato d'animo diverso dal solito.

Al termine della scorsa stagione, per tanti motivi, la società ha deciso di non riconfermarlo. Probabilmente gli era stato prospettato un ruolo nei quadri dirigenziali (o nel settore giovanile), ma la sua volontà era quella di continuare a giocare e a Salerno il suo tempo era finito, almeno in veste di calciatore. Ha pesato, probabilmente, anche la carta d'identità nonchè la scelta originaria di puntare su un modulo, il 4-3-3, non propriamente adatto alle sue caratteristiche. I rapporti con la dirigenza sono rimasti buoni, Pestrin vive ancora a Salerno e sente costantemente molti dei suoi ex compagni. Chi lo conosce bene, però, assicura che sarebbe rimasto volentieri. Intanto se lo gode la Paganese, rivelazione del torneo di Lega Pro addirittura in lotta per la qualificazione play off. Domenica sarà anche la sua partita e l'Ascoli, in un certo senso, è nel suo destino. Nel 2014, all'Arechi, siglò una sfortunata autorete, l'anno scorso realizzò un grandissimo gol prima di una conferenza stampa che fece discutere. A Fabiani il merito di averlo riportato a Salerno senza ascoltare le polemiche dell'ambiente, a Pestrin quello di aver riconquistato tutti sul campo.

Gaetano Ferraiuolo