Minala: "La gente ama più la Salernitana che la famiglia"

Il centrocampista: "Tanta ironia sulla mia età, ho conquistato tutti. Serie A, io ci credo!"

Salerno.  

Grintoso, aggressivo e combattivo in campo, simpatico, umile, schietto e maturo fuori dal rettangolo verde. Intervenuto durante la trasmissione "Granatissimi" in onda ieri sera su Otto Channel (canale 696 del digitale terrestre), il centrocampista della Salernitana Joseph Minala ha raccontato un po' la sua storia soffermandosi sul rapporto con i compagni di squadra, con mister Bollini, con il presidente Claudio Lotito e su una serie di esperienze sportive e di vita che lo hanno profondamente segnato. Dal suo sguardo emerge la grande voglia di sfondare nel mondo del calcio, sfruttando al massimo quella che ha definito senza giri di parole "l'occasione della sua vita"; letteralmente innamorato di Salerno, della Salernitana, della tifoseria e della....mozzarella di bufala, il calciatore non si è tirato indietro quando alcuni tifosi hanno ironizzato sulla sua età e sogna di andare in serie A con la maglia granata già in questo campionato, ricoscimento più che meritato per un atleta che ha rischiato di interrompere anzitempo la sua carriera e che, per rispetto di tante società, ha rifiutato ingaggi anche importanti preferendo allenarsi in disparte per ritrovare la miglior condizione fisica, un gesto di responsabilità unico che è merce rara nel mondo del calcio. Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Come giudichi il pareggio contro il Cittadella?

“E’ un punto importante, in questa categoria non bisogna buttare nessun risultato. Va dato merito al Cittadella che ha giocato la sua partita a viso aperto, a cospetto di una Salernitana che ha provato fino alla fine di vincere. Noi crediamo fortemente nei play off e faremo di tutto per agganciare l’ottava posizione. Non vogliamo più nasconderci, la classifica parla chiaro e il nostro obiettivo è cambiato: il popolo granata ha ritrovato entusiasmo, tutta la città ci sta trasmettendo la carica necessaria ed è obbligatorio dare tutto per questa gente”.

C'è qualche rammarico?

“Il tiro di Coda, dal campo, sembrava gol. Stavolta è mancata anche un pizzico di fortuna, ma sabato vogliamo riscattarci immediatamente pur sapendo che la Ternana è un avversario ostico. Il mister, però, ci sta trasmettendo grande serenità, gli innesti di gennaio stanno dando un contributo e il gruppo si è ulteriormente ricompattato. Bollini ha plasmato una Salernitana competitiva, lo conosco bene e so benissimo che è un grande competente di calcio che punta alle posizioni alte della classifica, non gioca certo tanto per partecipare”.

All'Arechi c'erano quasi 12mila spettatori...

“Il tifo salernitano è caldissimo. Ho giocato già in una piazza come Bari, tra l’altro gemellata con la nostra curva, e sono città che ti fanno vivere bene. Non avverti quest’amore solo allo stadio, basta camminare per strada: c’è gente che tiene più alla squadra di calcio che alla famiglia, al cane o alla moglie. Questa cosa ci riempie d’orgoglio, vogliamo renderli felici e ci dispiace quando torniamo negli spogliatoi senza aver conquistato punti: basta guardare la gente negli occhi per capire quanto siano tristi se non vinciamo”.

Cosa è cambiato tra un tempo e l'altro? Nella ripresa la Salernitana avrebbe meritato il gol...

“Dopo un primo tempo al di sotto delle potenzialità anche per merito del Cittadella, abbiamo disputato una ripresa importante: nessuno avvertiva la stanchezza, eravamo tutti consapevoli di dover gettare il cuore oltre l’ostacolo. Purtroppo è mancato il guizzo vincente, ma ci teniamo stretti questo punto che muove la classifica e che ci permette di dare continuità. Nello spogliatoio il mister non ha dovuto fare nessun discorso particolare: sapevamo benissimo che non stavamo giocando il nostro calcio.”

Sei consapevole di essere arrivato a Salerno tra lo scetticismo?

“Sì, ma il vento è cambiato. Fa piacere ricevere tanti complimenti dai tifosi, ora tocca a me dare continuità. Vengo da un anno e mezzo difficilissimo, sono stato criticato senza poter dimostrare le mie potenzialità: in pochi hanno preso in considerazione il fatto che avevo problemi seri al tendine e ho rischiato di interrompere anzitempo la mia carriera. Bollini conosceva benissimo la situazione, io non ho esitato un secondo ad accettare: in passato ho rifiutato altre proposte perché non ero al top e sarebbe stata una mancanza di rispetto verso un presidente che spendeva soldi per me. A Salerno mi sto rilanciando, mi sento bene e sono felice. Arrivasse una salvezza tranquilla non sarei soddisfatto, voglio a tutti i costi questi play off”.

Hai già parlato del tuo futuro con la società?

“Minala può dire quello che farà oggi, non ciò che accadrà domani. Il mio futuro si chiama allenarmi per conquistare un posto da titolare in vista della trasferta di Terni, un campo notoriamente difficile per tutti. Con la società parleremo a bocce ferme”.

Come vivi queste ironie sulla tua età?

“Non vivo in Italia da un mese, ma da 9 anni: ho frequentato la scuola italiana, ho studiato e ho fatto la vita normale come tutti i ragazzi. So di quest’ironia sulla mia età: c’è stata un’indagine, hanno fatto dei test e sono un ragazzo del 1996, stop. Se ci fosse stato qualche problema, non sarei stato tesserato per una squadra importante come la Lazio. Pensiamo alle cose serie e andiamo avanti”.

Come mai hai scelto la maglia numero 17?

“Se sono arrivato a certi livelli devo molto a mio fratello, innamorato di un calciatore forte come Damiano Tommasi che indossava la maglia numero 17. Quando il team manager Avallone mi ha proposto quel numero ho accettato subito, l’ho visto come un segno del destino per potermi rilanciare: sapevo che fallire qua significava rischiare di compromettere la carriera”.

Giocare in una piazza così calorosa è un vantaggio o un'arma a doppio taglio?

“Tounkara, Strakosha e Prce mi hanno parlato tanto di Salerno prima della firma, è una piazza che non ti fa pesare la categoria e che merita assolutamente di giocare in serie A: pochissime squadre possono contare su questa gente. Avete visto che il Cittadella non aveva neanche un tifoso al seguito? Piazze così ce ne sono poche, mi ritengo fortunato a indossare questa maglia. Cosa mi piace questa di questa città? La mozzarella di bufala”.

Che rapporto hai con Bollini?

“Prima di venire a Salerno lo sentivo spesso, lui sa bene come mi alleno e quanto mi piace essere professionista. Lui è stato sincero, mi ha fatto capire che la Salernitana era davvero una buonissima squadra ed effettivamente pochi sono più forti di noi. Prima di firmare ho letto i nomi che compongono la rosa, siamo veramente fortissimi. Ho accettato volentieri, se oggi faccio il calciatore a livello professionistico lo devo a Bollini. Dopo un anno e mezzo difficile avevo bisogno di questo tipo di fiducia, mi ha lanciato una sfida e sono felice che la stiamo vincendo assieme. Ho accettato lo scetticismo iniziale, ringrazio anche tanti calciatori che, insieme a me, si sono rilanciati: su tutti Antonio Zito, un ragazzo di grande cuore”.

C'è qualcuno con cui vai particolarmente d'accordo?

“Con alcuni calciatori ho legato molto. Frequentavo già Odjer, Zito ci fa ridere con le sue battute in dialetto napoletano, con Gomis è nata un’ottima amicizia. Fortunatamente, però, vado d’accordo con tutti”. “Da giovanissimo non ho mai dato una grande mano alla fase difensiva, non avrei mai pensato di ritrovarmi davanti alla difesa. I moduli nel calcio non contano, ciò che conta è interpretare al meglio la partita”.

Cosa si prova a giocare all'Arechi?

“Quando usciamo dal tunnel ci vengono i brividi, è una sensazione spettacolare che può capire soltanto chi gioca a calcio. In B roba del genere non si trova da nessuna parte, il calore del pubblico è importantissimo per noi. Non ci sono calciatori importanti, le tre componenti fondamentali sono staff tecnico, gruppo e spettatori. Sono senza parole quando guardo quella curva”.

Come mai a Bari e Latina non hai reso?

“Non sono d’accordo sul fatto che a Bari ho giocato male, posso assicurarvi che mi volevano di nuovo. Successivamente ho avuto problemi al tendine che hanno influito, ho temuto per il mio futuro professionale: in B si corre e si combatte su tutti i palloni, non potevo rendere al massimo per colpe non mie. Ho rifiutato proposte per rispetto degli allenatori”.

Quanto conta la vicinanza della società?

"Tantissimo, è fondamentale per noi sentire la loro fiducia".

Quale sogno hai nel cassetto?

"Il futuro non lo conosco, ma voglio i play off con la Salernitana: io ci credo".

Gaetano Ferraiuolo