Far gioco su un terreno in erba sintetica non di primissima generazione è impresa difficile per tutti, ancor di più se si affronta una Pro Vercelli reduce da 10 gare di imbattibilità, capace di battere tutte le big del campionato e di non subire gol da oltre 550 minuti. La Salernitana vista ieri all'opera al "Piola", però, ha fatto registrare un evidente passo indietro rispetto al recente passato non solo per l'incapacità di rendersi pericolosa, ma anche per un atteggiamento troppo rinunciatario che ha permesso ai calciatori di casa di prendere il sopravvento nella ripresa e di sfiorare addirittura il gol del vantaggio. La voglia dei tifosi di giocarsela a viso aperto e in modo spregiudicato si è scontrata con il pragmatismo di mister Bollini, amante della teoria, della tattica e di una squadra equilibrata che, pur propositiva, debba curare nei dettagli entrambe le fasi. Ciò, inevitabilmente, ha comportato il sacrificio di alcuni calciatori con caratteristiche prettamente offensive, ma che per tutto l'arco della partita hanno badato quasi esclusivamente a rincorrere l'avversario per supportare il centrocampo perdendo lucidità negli ultimi 16 metri. L'equivoco Donnarumma, ormai, è destinato a trascinarsi fino al termine di questa controversa stagione. A Pisa, con il 4-4-2, Bollini preferì gettare nella mischia Joao Silva (che bomber non è mai stato), ieri, con il 4-3-3, ha scelto di schierare l'attaccante napoletano sulla fascia e ben lontano da Massimo Coda, ancora una volta isolato e costretto a fare reparto da solo. Si spiega anche così il calo atletico del centravanti cavese, ormai a secco da un mese e mezzo, ma servito poco e male dagli esterni: il suo unico tiro in porta nasce da una giocata personale, non da uno schema ben orchestrato dai compagni.
Lo 0-0 finale, dunque, è lo specchio fedele della scelta di andare in campo anzitutto per non perdere. Nel 4-3-3, in teoria, i terzini dovrebbero spingere e sfornare cross a ripetizione, in realtà sia Vitale, sia Bittante hanno varcato la metà campo avversaria in pochissime occasioni peccando di lucidità al momento della battuta. Se Vitale, però, denota segnali di crescita in fase difensiva, Bittante continua a non convincere: tante le marcature perse, pochissimi i palloni giocabili serviti alle punte, dei quattro innesti di gennaio è sicuramente quello che ha deluso maggiormente le aspettative facendo rimpiangere quel Lorenzo Laverone che ad Avellino sta facendo la differenza. Bernardini e Schiavi, invece, hanno giovato del lavoro encomiabile di Minala, autentico difensore centrale aggiunto bravo a chiudere tutte le linee di passaggio in verticale della Pro Vercelli, "costretta" nella ripresa ad allargare maggiormente il gioco per trovare sbocchi offensivi. Anche Odjer si abbassava molto dietro la linea di metà campo, ne conseguiva la totale rinuncia agli inserimenti in area senza palla garantiti, al contrario, da un Della Rocca meno appariscente, ma tatticamente preziosissimo. Giornata no anche per Ronaldo: nel grigiore generale doveva essere lui a prendere per mano la squadra e accendere la luce, ma il brasiliano (che salterà per squalifica la gara col Bari) ha palesato la solita lentezza di giocata e di pensiero perdendo banalmente palla in zone pericolose del campo. Nonostante i raddoppi di marcatura, invece, ha convinto Mattia Sprocati, unico insieme a Coda a dettare la profondità e a muoversi tra le linee eludendo la chiusura delle mezz'ali piemontesi.
La Pro Vercelli, invece, con il suo scolastico ed elementare 3-5-2 (una sorta di 3-5-1-1 in fase di non possesso) ha avuto vita facile in tutte le zone del campo: la difesa non ha corso alcun rischio, il centrocampo (ridisegnato dopo 4 minuti per l'uscita di Palazzi, a quel punto mister Longo ha preferito una linea mediana di quantità e non di qualità "sacrificando" l'esperto Vives in veste di regista, con risultati non propriamente brillanti) ha applicato alla lettera i dettami del tecnico, Comi ha cercato in tutti i modi di fare reparto da solo avvalendosi del supporto di Aramu, generoso, quanto fumoso in tutti e 90 i minuti. Neanche i cambi hanno vivacizzato una partita brutta, incanalata sin dall'inizio sullo 0-0 e che la Salernitana doveva affrontare con un piglio diverso, consapevole di giocarsi una bella fetta di play off.
Gaetano Ferraiuolo
