L'unione del gruppo è la vittoria di Bollini

I primi ad esultare sono quelli che giocano meno: la squadra è con l'allenatore

Salerno.  

La vittoria di Avellino ha sicuramente permesso ad Alberto Bollini di consolidare la propria posizione sulla panchina della Salernitana. Il successo del Partenio, però, non è l'unico elemento che ha spinto i patron e la dirigenza a proseguire con la stessa guida tecnica. Alla base, infatti, c'è lo splendido rapporto creato con la squadra, dal capitano all'ultimo dei panchinari. Non è certo un mistero che il gruppo, tutto, sia dalla parte dell'allenatore e ogni singolo giocatore elogia il lavoro quotidiano e segue le direttive del tecnico con entusiasmo, roba non di poco conto se si considera che l'organico è composto da trenta elementi e che la gestione dello spogliatoio non è certo delle più semplici.

Sin dal primo allenamento svolto l'anno scorso, Bollini ha saputo far breccia nel cuore della squadra inculcando concetti quali senso di appartenza, attaccamento alla maglia e rispetto per la città e la tifoseria, valori che la curva Sud e l'intero popolo granata hanno saputo apprezzare al di là dei risultati sportivi e di qualche scelta tecnica che pure ha fatto discutere. "Fosse arrivato dall'inizio, non avremmo avuto problemi a qualificarci ai play off" il pensiero unanime dei calciatori durante lo scorso ritiro estivo, quando la Salernitana si è mossa sul mercato seguendo anche le direttive del suo allenatore, scelto proprio da Fabiani a novembre dopo il turbolento e burrascoso addio di Sannino e riconfermato dallo stesso ds già prima della conclusione dello scorso campionato. Che i granata, in queste prime nove giornate, abbiano buttato qualche punto e che talvolta i giocatori siano stati impiegati fuori ruolo è sotto gli occhi di tutti (ma il mister ha dovuto convivere con l'emergenza infortuni e ha dovuto gestire atleticamente calciatori validi, ma arrivati in netto ritardo di preparazione), ma la riflessione è obbligatoria: quando una squadra rimonta e recupera partite apparentemente compromesse significa che è con l'allenatore. 

Il derby di Avellino, al di là dei tre punti e della spettacolare e storica rimonta, ha lasciato in eredità una fotografia bellissima, da brividi: quando Minala ha ammutolito il Partenio segnando il terzo gol, i primi ad esultare e a correre sotto la curva Sud sono stati quei calciatori che, al momento, hanno giocato pochissimo o che, addirittura, non sono mai scesi in campo. Gatto era quasi in lacrime, Asmah ha abbracciato Signorelli, Zito e Alex cantavano con gli ultras godendosi il successo. Nessun muso lungo, nessun malumore e questo fa capire perchè Bollini, talvolta, faccia scelte che possono sembrare impopolari: far ruotare tutti gli elementi della rosa è l'unico modo per far sentire ciascun calciatore parte integrante del progetto e per lavorare ogni giorno in un clima di sana competitività che aumenta il rendimento. Avanti così, dunque: il cuore di un gruppo di veri uomini può vincere più partite di una squadra apparentemente più forte.

Gaetano Ferraiuolo