Il copione si ripete e, anche stavolta, la favola è senza lieto fine per i tifosi della Salernitana, costretti ad ingoiare l'ennesimo boccone amaro di una stagione che, fino a inizio novembre, stava regalando un piccolo, grande sogno, ma che si sta trasformando progressivamente in un incubo dal quale bisogna uscire immediatamente. I freddi numeri sono impietosi con Stefano Colantuono: il suo avvento, infatti, non solo non ha migliorato la situazione generale, ma addirittura ha allontanato i granata dalla zona play off e comportato due sconfitte su tre tra le mura amiche dopo la lunga imbattibilità del suo predecessore. Tutti si aspettavano molto di più da un allenatore che, con la sua esperienza, avrebbe dovuto e potuto rappresentare una sorta di garanzia anche in sede di calciomercato: ieri, in conferenza stampa, per la prima volta ha lasciato intendere di non essere rimasto pienamente soddisfatto dell'operato della società e che, soprattutto a centrocampo, ci sono lacune tecniche e numeriche che condizioneranno tutto il cammino del cavalluccio marino nel girone di ritorno. La scoperta dell'acqua calda, certo, ma detto dal mister sa davvero di campanello d'allarme che non può e non deve rimanere inascoltato. Provando ad analizzare le performance della Salernitana di Colantuono, effettivamente le tre gare perse si assomigliano e non poco: tante occasioni da gol create, squadra abbastanza propositiva (soprattutto contro il Foggia), ma facilmente vulnerabile e spesso al primo tentativo dell'avversario. Tradotto: un allenatore può dare anche un'identità e un gioco, ma se gli attaccanti non segnano a porte vuota, i difensori perdono la marcatura al 94' e il portiere sbaglia un intervento sì e l'altro pure allora c'è davvero poco da fare.
"Di occasioni ne creiamo, e anche tante. Poi ci castigano: non mi sembra ci siano situazioni tattiche particolari, eravamo con la difesa schierata e comunque abbiamo beccato gol" ha detto Colantuono allargando le braccia quasi in segno di resa, consapevole che dovrà guidare alla salvezza un gruppo che, dopo gennaio, si è indebolito soprattutto nelle alternative. Ieri è stata la prova evidente che questa Salernitana è incompleta nei suoi ruoli più importanti: bastava avere un bomber per capitalizzare al meglio le numerose occasioni create ad inizio ripresa, quando Sprocati e Vitale hanno sbagliato l'impossibile e Rossi ha mostrato tutta la sua inesperienza sbagliando i movimenti in area di rigore. Dall'altra parte, invece, c'era una vecchia volpe come Mbakogu, nulla di eccezionale, ma quanto è bastato per creare affanni ad una retroguardia forte se presa singolarmente, ma penalizzata dalla scarsa consistenza della mediana, ieri priva di Signorelli e Ricci, ma tallone d'Achille ormai dal ritorno in B ad oggi. Provando ad analizzare la gara nel dettaglio, i granata sono scesi in campo con il 3-4-2-1, con Radunovic tra i pali, Vitale, Casasola e Schiavi a comporre il terzetto difensivo, Odjer e Minala diga centrale, Zito e Pucino esterni e Sprocait e Di Roberto alle spalle di Rossi. Pur partendo benino e con qualche interessante azione sulle fasce, la Salernitana si imbatteva nel solito muro eretto da un Carpi che, ormai da anni, gioca allo stesso modo: 10 uomini dietro la linea della palla, tanta fisicità, gioco abbastanza "maschio" e ripartenze letali.
Crollo psicofisico dopo l'1-2, beccato gol a difesa schierata
Passato il primo quarto d'ora senza trovare varchi (ma i tagli di Sprocati e Di Roberto alle spalle dei centrali biancorossi permettevano comunque di craere qualche apprensione agli ospiti), la Salernitana arretrava colpevolmente il suo baricentro permettendo agli avversari di far girare palla velocemente annullando ogni tipo di ripartenza. L'uscita di Odjer per infortunio complicava ulteriormente i piani, dal momento che Colantuono era costretto a ridisegnare l'intera squadra: Zito affiancava Minala al centro del campo, Vitale tornava esterno alto a sinistra e Monaco completava il terzetto difensivo che, a quel punto, diventava più muscolare che tecnico. Logica conseguenza i numerosi lanci dalle retrovie totalmente inutili e facile preda della difesa del Carpi, favorita anche dalla scelta di Colantuono di schierare Rossi ben lontano dalla porta. Non a caso ogni qual volta dalle fasce arrivava un cross, non c'era mai nessuno pronto a tentare la battuta a rete, altro limite sul quale c'è poco da lavorare dal momento che nemmeno Palombi e Bocalon offrono garanzie adeguate in zona gol. Il centrocampo granata, dunque, faceva enorme fatica: Zito, in calo rispetto alle ultime due gare, doveva agire da regista e palesava limiti strutturali evidenti, Minala era in debito d'ossigeno e non supportava adeguatamente nè la fase difensiva, nè quella offensiva. Risultato? Il terzetto offensivo, sin lì abbastanza coriaceo, arretrava sulla linea mediana per prendere palla e il Carpi faceva densità in mezzo al campo spadroneggiando pur senza mai calciare in porta. Nell'unica circostanza ecco la rete dello 0-1, nata da un'errata lettura di Rossi, da una marcatura tardiva di Minala e da un tiro dalla lunga distanza di Poli che beffava Radunovic sul suo palo. Fortunatamente la reazione era importante: bravo Rossi a farsi perdonare, bravissimo Sprocati a sfruttare la sponda, a inserirsi centralmente e a segnare l'ottavo gol stagionale.
Il primo quarto d'ora della ripresa grida vendetta. La Salernitana, infatti, metteva alle corde l'avversario sfruttando soprattutto la spinta di Pucino e Di Roberto sulla destra e il maggior pressing dei centrocampisti. In serie nascevano almeno quattro nitide occasioni da gol, sprecate in malo modo da Sprocati, Vitale e Zito, anche Rossi sbagliava diversi movimenti perchè, sui cross da sinistra, si spostava verso il secondo palo piuttosto che tagliare sul primo, come spiegato anche dal mister in conferenza stampa. Il Carpi aveva il merito di superare quel momentaccio indenne e senza conseguenze e così, come accaduto nel primo tempo, prendeva progressivamente coraggio grazie alla capacità di Mbakogu di prendere sulle spalle l'intero peso dell'attacco e di giganteggiare a cospetto di uno Schiavi mai così in difficoltà. L'uscita di Garritano e l'ingresso di Pasciuti teoricamente toglieva qualità ai biancorossi che, però, sfruttando la stanchezza della Salernitana ne guadagnavano in fisicità ed esperienza. La rete del 2-1 era piuttosto fortuita e metteva a nudo i limiti della fase difensiva: cross apparentemente innocuo di Mbakogu, inserimento dell'indisturbato Verna e pallone alle spalle di Radunovic. Nella circostanza errore grave di Vitale- che stringeva verso il centro- e soprattutto di Zito, che non seguiva l'avversario permettendogli di entrare in area indisturbato. La partita della Salernitana, in pratica, finiva lì: nessuna reazione, nessun tiro in porta, crollo psicofisico, zero idee e nessun elemento in grado di fare la differenza e ribaltare la situazione. Si chiudeva tra i fischi e i rimpianti dell'Arechi, con Colantuono demoralizzato e quasi rassegnato. Occhio alla classifica: stavolta si rischia per davvero..
Gaetano Ferraiuolo
