Cinque lettere. Cinque come le sconfitte stagionali. Un drappo bianco con inchiostro nero a coprire l’ingresso del Centro Sportivo Mary Rosy. Lo striscione affisso dalla Curva Sud Siberiano a notte inoltrata nasconde la storia della Salernitana, i vari stemmi che si sono succeduti nel corso dei 107 anni di vita della Bersagliera. Quasi a non voler far vedere al vecchio cuore granata le ferite di un triennio da incubo. La squadra è sorpresa dal testo che il bus sociale scopre all’arrivo nel quartier generale di Pontecagnano Faiano.
La giornata
Che il rapporto sia ormai deteriorato è chiaro da giorni. Anzi, a Sesto San Giovanni forse è arrivato il punto di non ritorno. Non solo per la mortificazione della sconfitta, di una classifica che ora condanna i granata a rischiare i playout, ma per il mancato saluto al 90’ mentre i fischi arrivavano forte dagli spalti. Nessun rispetto per chi ha macinato chilometri. Un primo incrocio in stazione, con i granata scortati. Così come all’arrivo non in stazione a Salerno ma a Napoli Afragola. Nessun rischio di eventuali contatti. Poi ‘l’accoglienza’ al Mary Rosy. La classifica piange, Salerno s’interroga.
