Per Luigi “Gigino” Gigante la dirigenza granata deve dar fondo a tutta la diplomazia in suo possesso in Lega. Un intervento deciso e fermo per poter indossare con onore la fascia al braccio ed osservare un minuto di raccoglimento domani prima della gara contro il Modena. Perché Gigante va onorato sul campo, per i suoi lunghi trascorsi nella Salernitana in anni davvero difficili. Inutile nascondersi dietro regolamenti troppo ferrei da parte della stanza dei bottoni del calcio. Bisogna dar fondo a tutte le possibilità per onorare sul campo un esempio di professionismo, anche se d’altri tempi quando la palla era più di pezza che di cuoio, qual è stato Gigante. Ma sempre storia che un tifoso non può dimenticare e che la dirigenza deve osservare e onorare. Dieci anni nelle fila granata, dalla stagione 1953/54 fino a quella 1963/64 con 212 presenze e 9 reti all’attivo. Un bi-centenario della storia granata con atleti così longevi come presenze che ne esistono davvero pochi. Solo altri 5 atleti hanno avuto il privilegio di superare le 200 presenze con la casacca granata. Anche recenti come: Fusco, Breda e Ferrara. Ma anche Valsecchi e Pigozzi, giunti in epoche successive a Gigante. Un rapporto simbiotico con la squadra e con la città e, soprattutto, un attaccamento alla maglia per “il posillipino”. Perché Gigante fa parte della storia del cavalluccio, anche se quella meno patinata da successi ma pur sempre storia della Salernitana. Anche in panchina, con la malaugurata finale di Coppa Italia contro il Padova e quel rovescio quasi “pilotato” a sfavore dei granata nell’impianto patavino. Ma anche successivamente, allenatore in seconda della prima squadra con Romano Mattè che aveva da poco sostituito Giammarinaro alla guida dei granata nella stagione 1981/82. E allora non solo la delegazione granata domani mattina ai funerali di “mister” Gigante ma anche la fascia di lutto al braccio. Gigante va onorato sul campo e davanti al suo pubblico.
Antonio Roma
