di Marco Festa
Da Laverone a Laverone. L'orologio dell'Avellino si è rimesso in moto da dove si era improvvisamente inceppato: dal gol di “doppia L” contro la Salernitana, prima del clamoroso tracollo casalingo nel derby, in pieno recupero, a un'altro sigillo dell'esterno toscano per riprendere il Cittadella all'ultimo respiro. Se svolta sarà stata lo si scoprirà solo a partire da sabato prossimo, contro l'Ascoli, ma la sensazione è che dal punto di rottura si sia passato a quello della svolta. L'Avellino riparte. Dopo essersi issato in extremis dalla zona play-out e, non di meno, dal simbolico abbraccio sotto il settore ospiti con i propri tifosi. Stavolta la proverbiale “nuttata” potrebbe essere davvero passata, ma guai a non analizzare a fondo gli ampi passaggi a vuoto nella partita contro i veneti, oscurati dalle emozioni positive. Vivere il momento, ma capitalizzarlo con una settimana di lavoro finalmente accompagnata da un pizzico di serenità, è l'imperativo. E allora, sotto con i correttivi, che potrebbero innanzitutto concretizzarsi nel ritorno al 4-4-2 da parte di Novellino. Si vedrà.
Resta invece caotico il clima fuori dal campo, all'alba della settimana che si concluderà con l'audizione del processo sportivo per il “caso Catanzaro”: venerdì appuntamento al TFN. E a tal proposito ieri, a 696 TV Otto Channel, il presidente Walter Taccone ha promesso battaglia: “Spero di non essere deferito per altri motivi: perché andrò a Roma per far valere fortemente le mie e le nostre ragioni. Alla giustizia sportiva dirò che l’Avellino, oltre ad essere stato penalizzato da questa sciocchezza messa in giro lo sarà nel mercato di gennaio: chi volete che venga ad Avellino se si pensa che ci retrocedono. A chi dovrò chiedere i danni una volta che ne usciremo puliti, come deve essere? Non ci sono intercettazioni, non c’è nulla. Da cosa dovrei difendermi? Dal fatto che non ho mai conosciuto Cosentino se non pochi minuti prima della partita? Lo hanno detto tutti. Chiunque. Avanzassero pure la loro ipotesi di reato, io non mi fermo, a costo di dimettermi dalla carica di presidente per chiedere i danni, come persona civica, una volta assolti. Il calcio è una cosa seria e non si può ridurre a una barzelletta.”
Col coltello tra i denti per ritrovare la tranquillità: l'Avellino è pronto a proseguire, così, la sua marcia.
