di Andrea Fantucchio
Ore 15,00. La nota stampa diffusa dalla società dopo il blitz della guardia di finanza. «L’U.S. Avellino rende noto che nella mattinata di oggi personale della Guardia di Finanza di Avellino, nell’ambito di attività di routine legate a indagine già in atto, ha compiuto un accesso presso la sede sociale finalizzato ad acquisire documentazione in merito alla quale proprio stamane si è proceduto alla conciliazione tributaria con l'Agenzia delle Entrate di Avellino. Quanto alle notizie diffuse da alcuni organi di informazione relativamente ad indagini presso la Covisoc collegate all'U.S. Avellino, la società precisa che in relazione a tale vicenda, diversamente da quanto impropriamente pubblicato, le verifiche in atto presso gli organi federali non riguardano le fideiussioni presentate per l'iscrizione al campionato su cui si attende, con rinnovata fiducia, il responso del Collegio di Garanzia del Coni all'esito della discussione del ricorso prevista per il prossimo 31 luglio».
Ore 13.48. A Roma la finanza, coordinata dal procuratore Vincenzo D'Onofrio, ha acquisito il bilancio dell'Avellino calcio. Ma non si esclude che gli inquirenti presto approfondiscano anche gli aspetti legati alla fideiussione e alla ricapitalizzazione.
Ore 13,05. La guardia di finanza ha abbandonato la sede di Monteforte dell'Avellino dopo aver acquisito documenti ritenuti utili per le indagini.
Ore 13,00. Abbiamo raggiunto Maurizio De Simone direttore generale del Matera Calcio e rappresentante di una delle società finite al centro dell'indagine, l'Lps. "Non posso parlare su un'indagine in corso. Ma sono sereno. La mia società ha sempre svolto tutte le sue attività con trasparenza"
Ore 11,40. Blitz della guardia di finanza, agli ordini del colonnello Gennaro Ottaiano, nella sede dell'Avellino Calcio. Le fiamme gialle hanno acquisito diversi faldoni con la contabilità del club. La squadra biancoverde è finita al centro di un'inchiesta della Procura di Avellino. Il Procuratore aggiunto, Vincenzo D'Onofrio, indaga sul presidente dell'Avellino, Walter Taccone, e su quattro persone legate ad aziende fornitrici della squadra. Le fiamme gialle hanno acquisito della documentazione anche nelle sedi delle altre società coinvolte. Perquisizioni e acquisizioni anche alla Covisoc, dove l'Avellino aveva depositato la documentazione, poi bocciata, per chiedere l'iscrizione al campionato di serie B.
Nel corso delle indagini – lo ricordiamo - il procuratore aggiunto, Vincenzo D’Onofrio, ha ascoltato l’imprenditore Giulio Gravina. L’amministratore delegato dell’istituto di vigilanza privata, Italpol, è stato sentito come persona informata dei fatti. Si tratta del dirigente dell’azienda romana che nei mesi passati doveva rilevare la proprietà dell’U.S. Avellino 1912. Nell’inchiesta ci sono al momento cinque persone indagate, nei confronti delle quali sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di emissione e di utilizzo di fatture inesistenti. Fra di loro figurano anche fornitori della società biancoverde.
La trattativa con Italpol era saltata
L’accordo fra Gravina e il patron dell’Avellino Walter Taccone era sfumato, ma non senza polemiche. L’amministratore delegato di Italpol, infatti, aveva parlato di problemi finanziari del club biancoverde. In un’intervista precisava di«non aver mai cercato pubblicità, mettendo 200mila euro di sponsorizzazione per salvare l’Avellino da eventuali penalità».
Era preoccupato, inoltre, per una caparra versata al club e faceva riferimento a «soldi dati anticipatamente per far quadrare i bilanci dell’Avellino relativi all'ultima stagione sportiva».
L'imprenditore parlava di problemi finanziari del club
Gravina, nella stessa intervista, scendeva nei dettagli: «Noi avevamo firmato un pre-contratto con Taccone e dato 200 mila euro per evitare la penalità. Gli altri 200 mila li ho versati per sistemare i conti, una caparra per concludere l’operazione, che sarebbero andati a sconto sulla trattativa generale e vi è una clausola per la restituzione. Per ora Taccone ha detto che me li ridarà, il problema è che non so quando».
Aveva concluso la sua dichiarazione focalizzandosi su «una situazione debitoria dell’Avellino delicata». E così, dopo aver ipotizzato un pagamento spalmato in dieci anni, Gravina si era tirato indietro dalla trattativa spiegando che non c'erano i presupposti.
