Il sogno di un bimbo di Bolzano: portare l'Avellino in serie A

Dario Parente, portiere del Fc Sudtirol Bolzano, con un sogno speciale.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

I sogni, si sa, sono desideri e i tifosi dell'Avellino si augurano che quelli del piccolo Dario Parente diventino realtà. Undici anni ma le idee chiare: giocare con l'Avellino e conquistare la serie A. Una speranza che, alle falde del Partenio, avrà cullato il sonno di tanti bambini. Solo che Dario abita a quasi novecento chilometri di distanza, in Trentino, e gioca nel Fc Sudtirol Bolzano come portiere. Un ruolo che, per natura, è connotato da una vena di lucida follia. L'estremo difensore infatti è un eroe che non ha bisogno di un mantello ma solo di un paio di guantoni, con i quali Dario vorrebbe afferrare il futuro dell'Avellino e trascinarlo dal baratro al paradiso. (Ascolta le parole del piccolo Dario)

Cosa può averlo conquistato? Sarà lo spirito dei tifosi arcigno eppure così generoso, capace di raccogliere lodi in tutta Italia, o il verde speranza delle maglie citato dall'inimitabile penna di Gianni Brera che scriveva «esiste in Italia una squadra che gioca come il Brasile, che profuma di cibo genuino e campi in fiore. Una squadra che, però, non è brasiliana: si chiama Avellino. Questa squadra gioca al calcio magistralmente, senza sentirsi inferiore a nessuno e senza mostrare nessun borioso senso di superiorità. Umile ed operaia, e nello stesso tempo nobile, come solo i veri aristocratici sanno essere. Questa squadra, l'Avellino, è la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana». E che Dario spera di far rivivere.

L'ufficio marketing dell'Avellino con Pina Moscaritolo ha promesso che – se il Lupo sarà ammesso al campionato di Serie b – Dario potrà assistere alla prima partita come ospite d'onore. E magari incontrare i giocatori e condividere con loro qualche frammento del suo sogno così lucente. Una scia di speranza in un periodo sportivo tanto buio. Eppure, si sa, a volte è proprio questione di speranza: sognare, dopotutto, non costa nulla. A Bolzano lo hanno già capito.