Da De Ponti ad Agostinelli, passando per Colomba è unanime il coro che si leva dalle vecchie glorie dell’Avellino dopo la promozione in serie C. Altro che D, questa è una piazza che merita la B e anche a Rieti ne ha dato prova. Franco Colomba non nasconde la sua gioia. “Sono felicissimo, è chiaro che questo è il primo passo verso il rientro nel calcio che conta. Non era facile ma l’impresa è stata portata a termine. Frutto anche di un’inversione di tendenza a metà campionato, ora questa svolta deve continuare anche in serie C o almeno me lo auguro, perché non so quali siano i programmi. Complimenti a Bucaro, ragazzo intelligente; per un allenatore non è facile trovare una squadra in corso d’opera e inquadrarla nel modo giusto. La piazza merita di lottare per il vertice e questo credo debba essere nella corde anche della società. Quello che è successo in estate è stata una tragedia sportiva, veder svanire in un attimo la storia deve essere tremendo. Però come in tutte le cose c'è sempre spazio per una risalita e questa vittoria ripaga di tutto”.
Gil De Ponti, seppur da lontano, ogni domenica era lì a informarsi di cosa faceva l’Avellino. “Fa sempre piacere festeggiare una promozione perché la squadra era scesa ingiustamente. Lo hanno meritato, il campionato di D non è facile. Ci speravo e devo dire che hanno fatto un’impresa, le rimonte sono sempre difficili. Il tifo lì da voi è sempre quello di una volta speriamo che la società metta su una squadra per andare in serie B. Il presidente deve investire, era tanta l’amarezza ad agosto, per me è stato un colpo al cuore vedere l’Avellino escluso. Ho tanti ricordi in Irpinia: il derby col Napoli finito 1-1 con un mio gol, l'affetto di tutta la gente, quando c'era la juve ci volevano due stadi, la piazza è sempre stata l'arma in più”.
Infine Andrea Agostinelli: “Non è facile per nessuno quando si subisce una retrocessione in questo modo, a un certo punto pensavo l'Avellino non ce la facesse più a risalire. Il Lanusei credo alla fine abbia avuto anche paura. Vedere l’Avellino fuori dal calcio che conta per me è stata una mazzata ma ormai il calcio va così, basti vedere quanti club spariscono in regioni ricche come Veneto e Toscana. In D non è facile vincere perché conta solo il primo posto e questi campionati non li vinci solo per il nome che porti. Adesso in C bisogna andare con i piedi per terra, passo dopo passo senza farsi prendere dalla fretta. La squadra e la società devono puntare anzitutto a raggiungere il traguardo dei playoff, poi si vedrà perché gli spareggi sono un campionato a parte e un terno al lotto. Non sta scritto da nessuna parte che deve stracciare il campionato, lasciamo lavorare la società con tranquillità e programmazione”
