Nove mesi dopo di nuovo la porta carraia a scandire un altro momento della storia biancoverde. Era agosto quando l'esclusione dalla serie B fece piombare nella disperazione una città e un’intera provincia, sprofondata nei dilettanti. In un attimo svaniva, per la seconda volta, una storia. Il baratro si apriva sul futuro della società e della squadra.
La rinascita dalle ceneri affidata al gruppo Sidigas ma quanto è stato difficile riconquistare qualcosa che sembrava scontato. Un ritiro partito in ritardo, un tecnico, Archimede Graziani, che con la piazza non ha mai legato, le difficoltà economiche di dicembre che piombavano sulla società, l’impazienza di chi voleva riappropriarsi subito del proprio blasone.
Tutto sembrava terribilmente compromesso: il caso Alfageme, i dubbi su un management che pagava lo scotto del noviziato, i dieci punti di distacco dal Lanusei. Eppure quando il fondo era lì, allora è iniziata la risalita. Una campagna acquisti degna di tale nome, Bucaro che cambia modulo, i sardi che perdono Bernardotto, lo svantaggio che inizia ad assottigliarsi.
Le mani nei capelli di Dionisi a Latina sono l'ultimo sussulto di un Lanusei a cui va comunque attribuito l'onore delle armi ma ormai l'abbrivio era stato preso e la serie C era scritto diventasse realtà, in quello stesso posto dove si era perso il professionismo. Suggestioni, stati d’animo, emozioni. In nove mesi come è cambiata quella porta carraia.
