Pane al pane, vino al vino. Basta semplicemente ascoltare una conferenza stampa di Piero Braglia per capire che quattro promozioni in Serie B non si conquistano per caso. Pragmatico, intellettualmente onesto; lontano anni luci dalle classiche ipocrisie di cui pullula il mondo del calcio, senza la necessità di ingraziarsi nessuno. Un modo di fare che si percepisce per quanto è spontaneo e che, per estensione, è pure quello di approcciarsi ai suoi calciatori. Aspetto non secondario, perché si sa: se in un rapporto stretto e costante, così come è quello che si vive in uno spogliatoio, si parla sempre in faccia, proprio come nelle interviste post-partita, senza usare giri di parole, capriole pregne di vuota retorica, il risultato finale nei confronti ottenuto dall'interlocutore è il rispetto e la fiducia. Braglia non è uno che studia a tavolino cosa dire. Non lo è mai stato. Non pensa che ad un'azione potrebbe corrispondere una reazione, ma non vuol dire che sia uno scriteriato. Semplicemente è onesto. Non cerca di diventare un personaggio, non vive per sentirsi al centro dell'attenzione. Quella se l'è sempre guadagnata con l'unica cosa che per lui conta: il lavoro.
E, allora, se c'è una garanzia per le ambizioni dell'Avellino, è Piero Braglia. Che non scopriamo di certo noi; di certo oggi, ma che stiamo imparando a conoscere ed apprezzare per la sua disarmante trasparenza: “Siamo in ritardo, servono i calciatori, non ho mai potuto fare un allenamento undici contro undici, abbiamo giocato poche e amichevoli, lasciamo stare le condizioni in cui siamo. Ci eravamo prefissi di puntare sul minutaggio, ma dobbiamo rinunciare perché alcuni giovani sono ancora troppo timidi e chi è timido non può giocare a calcio.” Non basta? “Abbiamo cambiato modulo perché i calciatori che cercavamo non arrivavano. Non ho bisogno di fare appelli alla società, ma siamo l'Avellino, l'obiettivo è arrivare tra le prime cinque e non possiamo fare figuracce. La rosa va completata velocemente, aspettiamo...”
Dritto al punto. Senza ricami. “Conta solo arrivare in fondo raggiungendo l'obiettivo che ci siamo prefissi." Ecco, come ragiona un vincente. Non c'è spazio per il superfluo. L'Avellino è in mani sicure, ha creato base su cui lavorare dopo aver rifondato da zero l'organico, ma ora deve seguire e accontentare il suo tecnico. Braglia sa come si fa, non resta che ascoltarlo.
