Nella serata di ieri, allo scoccare delle 22, diversi gruppi ultras in Italia hanno manifestato con l'accensione di torce e uniti da uno striscione comune: “Non conta quanti... Conta come” in relazione al rientro negli stadi, ma non solo. Il tema sollevato va oltre quello dei rientri contingentati sugli spalti, per ora limitati a determinate aree ed eventi per un massimo di mille persone e che si punta a proporzionare al 25 per cento della capienza degli impianti sportivi. In tal senso, per gli ultras il quanti ha un solo equivalente, ovvero tutti. Anche se, ai tempi dell'emergenza Coronavirus, contemplare unicamente il rientro collettivo vorrà dire dover attendere, verosimilmente e come doveroso che sia, finché non si avrà la garanzia che il rientro non esponga a rischi di contagio. La richiesta è, piuttosto, quando le condizioni di sicurezza e tutela della salute lo consentiranno, di introdurre le cosiddette “standing zone”, ovvero precise zone, individuate e delimitate, in cui possa essere possibile non seguire la gara in piedi e non necessariamente seduti; utilizzare bandiere, tamburi, megafoni ed esporre striscioni, non offensivi per la tifoseria della squadra avversaria. Da qui il “Non conta quanti... Conta come”. Ad Avellino, hanno preso parte alla manifestazione alcuni tifosi della Curva Sud Avellino e della Scandone. Tra gli altri, hanno aderito anche gli ultras di Genoa, Bologna, Juventus, Foggia, Palermo, Catania, San Benedetto del Tronto, Pordenone, Novara e dell'Hockey Milano.
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