Capuano: "L'esonero ad Avellino? Nel calcio regna l'ipocrisia"

A 696 TV il tecnico ha parlato del suo addio al Foggia e svelato retroscena sull'esperienza irpina

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Avellino.  

Intervenuto telefonicamente nel corso di “0825 – Focus Serie C”, in onda ogni domenica alle 21 su 696 TV OttoChannel, Ezio Capuano ha parlato della sua fugace esperienza al Foggia e dell'amaro esonero ad Avellino.

Foggia - “Non è successo nulla di particolare. Per andare a Foggia, una grande piazza, ho risolto il mio contratto con l'Avellino. Sono andato a Foggia con grandissime motivazioni perché la piazza è una delle più belle e affascinanti in assoluto nel calcio italiano. La scelta di andare via è stata razionale, meditata, per nulla improvvisata. Ho preferito andare via, rinunciando così a due contratti come non credo capiti spesso. Inoltre, non ho voluto nemmeno gli emolumenti per il breve periodo in cui ho lavorato a Foggia. È stata una mia decisione, a mio parere non c'erano le condizioni assolutamente, per il blasone della piazza, di fare un campionato importante; per le aspettative dei tifosi. Sono arrivato con grande entusiasmo e via in punta di piedi, senza fare polemiche; senza diatribe. È una decisione che ho rimandato finché ho potuto, sono andato via dal ritiro due volte, ma sono stato pregato di rimanere. Alla fine ho rinunciato all'incarico, per rispetto dei foggiani e dei risultati che ho conquistato negli ultimi anni. Non potevo e volevo fare un campionato anonimo. Il mercato del Foggia non mi ha convinto. Sono stato accolto benissimo e sono stato voluto bene. Non era una squadra che poteva ambire a dei risultati importanti."

Avellino - “Ad Avellino penso di aver fatto un capolavoro per una serie di situazioni. Avellino non la dimenticherà mai. A livello calcistico è stata una delle esperienze più belle in assoluto. È normale che dopo tante sofferenze, tre cambi societari, essendo rimasto sempre lì, dispiaccia per come è finita: c'era da mangiare finalmente il caviale e sono uscito da dove ero entrato. Nessun rancore per nessuno. Nel calcio, come nella vita, si accettano tutte le decisioni. Quello che ho fatto ad Avellino resta sotto gli occhi di tutti. Ci siamo addirittura qualificati ai playoff, ho valorizzato tanti calciatori: molti sono in Serie B. Mi sembra evidente che qualcosa di buono sia stato fatto. Seguirò sempre l'Avellino con grande interesse. L'Avellino l'ho stravoluto. Sono orgoglioso di averlo allenato e di quello che ho fatto così come in tante altre piazze. Le motivazioni del mio esonero? Ancora non le conosco. Rispetto la decisione della famiglia D'Agostino. Per qualche persona, ad Avellino, invece, ho speso tanto, anche nel lockdown. Magari mi aspettavo lo stesso trattamento, ma gli uomini sono tutti diversi gli uno dagli altri. Nel calcio regna la più grande ipocrisia. Avrei sbagliato a chiedere di giocare i playoff? Non ci avrei mai rinunciato. Deluso da Di Somma? Chi sa, sa. Il silenzio parla più di tante parole. Tutti sappiamo e facciamo finta di non sapere.