Il destino ha voluto che con la maglia dell'Avellino provasse l'emozione più grande della sua carriera, realizzando il gol al “Ferraris”, contro la Sampdoria, che regalò ai biancoverdi la storica promozione in Serie A, e la paura più grande, quella del terremoto. Mario Piga, il tamburino sardo, ha la voce rotta dal pianto. Eppure, di anni ne sono passati ormai quaranta. Ascoltandolo si finisce quasi col ritrovarsi lì, con lui e la sua famiglia “allargata”, davanti a quel tavolo, con la bocca aperta per mangiare il primo boccone di una cena mai iniziata. Puro panico, puro delirio. E poi, puro ed eterno amore, con le braccia al cielo per festeggiare la salvezza più preziosa di uno scudetto.
“Terremoto! Terremoto!” e quel vetro sfondato a forza di pugni - “Quella sera invitai a cena Pierpaolo Marino. Con noi c'erano mia moglie, mia suocera e mio figlio, che allora aveva solo due anni. Ricordo nitidamente che stavo per mettere la forchetta in bocca quando la terra inizio a tremare. “Il terremoto! Il terremoto!” gridò Pierpaolo Marino. Eravamo al piano terra, mi precipitai fuori ad aprire il portone, che, però, era elettrico, non aveva la chiave inserita nella serratura e non si aprì. Diventò tutto buio. Non mi restava che rompere i vetri, ma non ci riuscì. Mi tagliai la mano con i vetri. Provai a mantenere la calma e, per fortuna, ebbi la giusta freddezza per riuscire a rientrare, recuperare la chiave ed aprire. Riuscimmo a metterci in salvo le persone. Appena usciti dal palazzo, mi ritrovai tra un fiume di gente. Un abitante del palazzo mi spiegò che la struttura era rimasta in piedi grazie ai quattro pilastri portanti, gli altri si erano tutti spezzati. Quel giorno è rimasto e rimarrà nei miei ricordi come la giornata più brutta della mia vita. Non si può dimenticare un evento così importante, tutti le vittime di quella immane tragedia. Il centro era devastato, le case erano state inghiottite dal terreno che si era aperto. Fu una catastrofe incredibile. La natura dimostrò quanto è più forte di noi e quanto può essere spietata.”
I veri valori della vita - “Quella del sisma del 1980 è stata un'esperienza che mi ha insegnato che ci sono cose importanti ed occorre godersele perché da un momento all'altro può succedere di tutto. In quel giorno ho capito i veri valori della vita, l'importanza della famiglia, degli amici. Da quel tardo pomeriggio ho una cicatrice nel cuore, che porterò dentro fino alla fine della mia vita come il volto di mio figlio. Nonostante fosse così piccolo, sono certo che anche lui si accorse che stava succedendo qualcosa di grave. Raccontare quanto accaduto è, in fin dei conti, inutile. Certe cose per capirle bisogna viverle, se non si vivono non si potranno mai capire e non auguro a nessuno di vivere qualcosa del genere. Di quel giorno porto solo un ricordo positivo, l'Avellino in Serie A, nella categoria dove oggi, come quarant'anni fa, meritava di stare.”
Elaborazione grafica: Giuseppe Andrita
