Corsi e ricorsi. Déjà vu a mente fredda e bocce ferme. Riavvolgendo il nastro delle ultime 24 ore dell'Avellino sembra di ritrovarsi davanti a un film già visto, ma nell'accezione più positiva possibile. Una pellicola epica dopo un bel po' di proiezioni horror, sorbite con le mani davanti agli occhi, in un passato non poi così lontano. Cosa ha lasciato il gol di Fella, la zampata per l'1-0 risolutivo, la vittoria sul Bari? Qualcosa che può contare più dei 3 punti e dell'ipoteca sul secondo posto. Tutto nell'arco di un presente viatico per il futuro, racchiuso nell'arco di un prima, di un durante e di un dopo. Tre indizi che fanno una prova: i playoff, all'ombra del Partenio, sono già iniziati. Sono nell'aria. Li si è potuti respirare ieri, nella prova generale di quelle gare da dentro o fuori che attendono l'Avellino ed in cui l'Avellino e la sua gente sanno esaltarsi, oggettivamente, come pochi altri. Particolare, frizzante, pura determinazione condivisa.
Dalla conferenza stampa pre-partita di Braglia, con gli occhi quasi fuori dalle orbite per tenere tutti sulla corda, al carosello di auto che ha accompagnato il pullman al Partenio ricordando, rumorosamente, che il Covid può impedire l'accesso allo stadio, ma non isola la passione e la voglia di un intero popolo di tornare nel calcio che conta, fino ad arrivare allo striscione: “Grinta e sudore, fatevi onore!”, all'ultima curva prima di entrare allo stadio. Dono della sintesi per un messaggio chiaro e netto, dritto al cuore dalla squadra, che ha pienamente recepito nel momento di trasformare il “prima” in “durante”.
In maniera pressoché consequenziale, in campo l'Avellino ha fatto l'Avellino: pochi fronzoli e tanta sostanza di fronte a cognomi altisonanti, urlando in faccia agli avversari la propria voglia di spuntarla. Ad ogni costo. Ferocemente. Come Carriero: il prototipo del calciatore dei desideri del tifoso avellinese. Maglia sudata, corsa perpetua, a ringhiare sulle caviglie di chi non ha la maglia verde; a muso duro contro chiunque, in una danza di puro agonismo, per far capire il concetto di fame che fa la differenza oltre e più dei curriculum.
Il “dopo”, naturale epilogo, si è materializzato come la chiusura parziale di un cerchio nella corsa sotto la Curva Sud, solo virtualmente vuota, per sigillare un patto tacito tra tutte le componenti. Un patto solenne, anche senza firme su fogli di carta. Riecco il corpo unico. L'Irpinia e i suoi lupi. Una simbiosi magica. Il preludio a ogni trionfo del passato. Questione di feeling. Le vibrazioni sembrano davvero essere, di nuovo, quelle giuste. Adesso è il momento di tornare a fare la storia.
