Era destino. Perché quella tra William Jidayi e l'Irpinia è una storia senza tempo; che affonda le sue radici nel passato, le intreccia in un presente biancoverde e le protende già verso un futuro scrutato con ottimismo e voglia di fare, di fare bene.
Gli alunni, vecchi e nuovi, del Liceo Statale "Imbriani" di Avellino, chissà quante volte avranno sentito parlare il vicepreside Domenico De Simone di quel nipote, orgoglio della famiglia. Sì proprio di lui: di William Jidayi. Anzi, chissà quante volte lo avranno sentito narrare le gesta di quei nipoti. Perché a pallone gioca non gioca solo William, ma anche Christian. Terzino destro del Novara con recenti trascorsi al Forlì. E oggi, il cerchio si chiude. Domenico De Simone, William non dovrà solo raccontarlo, ma potrà vederlo all'opera a quattro passi da casa. Al “Partenio-Lombardi”, la sua nuova casa. Quello dove Jidayi ha ammesso di essere rimasto a bocca aperta in più di una circostanza, da avversario, alzando la testa per osservare quel muro umano biancoverde in Curva Sud.
E allora, ecco l'altro Jidayi. Quello più intimo e familiare. Raccontato da chi lo conosce veramente bene: «Non sono appassionato di calcio, preferisco il ciclismo. Ma quando hai due nipoti che giocano a calcio come fai a non appassionarti?» - Esordisce, emozionato, Domenico De Simone, intervistato per Ottopagine App - «Ho seguito sempre con grande interesse tutta la loro carriera ed in particolare quella di William, che è iniziata, ovviamente, prima. Ha sempre avuto un talento innato: lo si capiva fin dai suoi primi passi da calciatore nel settore giovanile del Ravenna. Lì ha fatto tutta la trafila, fino ad arrivare in prima squadra. Poi la sua carriera la conoscete tutti. Ha fatto molto bene in Serie B al Padova, al Sassuolo, alla Juve Stabia e al Cittadella. Averlo qui ad Avellino è, sinceramente, il massimo».
Nelle vene di Jidayi scorre sangue irpino: «Con una nonna di Piano di Montoro le origini sono quelle. Io e mia sorella, che ha sposato Moses, il papà nigeriano di William e Christian, siamo cresciuti a Mercato San Severino. Mi sono trasferito ad Avellino per motivi di lavoro e qui ho sposato mia moglie, Pina Clemente. Mio cognato Lorenzo, il fratello di Pina, è un tifoso sfegatato dell'Avellino. Insieme ad amici seguono in maniera costante, da decenni, le sorti della squadra. A prescindere dalla categoria. Partita dopo partita, sempre allo stesso posto. Avellino e l'Avellino sono nella storia della nostra famiglia: uno zio di mia moglie, Mario Conte, era l'accompagnatore della squadra ai tempi della Serie A».
“Prima uomini, poi calciatori” è uno dei motti della tifoseria avellinese. E William Jidayi è prima uomo e poi calciatore. «Imparerete a conoscere William» - si avvia a concludere il professor De Simone - «È un ragazzo straordinario e disponibile oltre ad essere un professionista serio e valido. Non ha la puzza sotto il naso come tanti suoi colleghi. Si vede e si sente ancora con tanti amici fatti ai tempi della scuola. Ama la famiglia. Ovunque ha giocato ha lasciato un ottimo ricordo. E sono sicuro che lascerà il segno anche ad Avellino». Parola di zio.
Marco Festa
