«Cartone e passione: ecco il mio Partenio-Lombardi»

Spopola sul web la foto del modellino dello stadio: Marco Romeo ci racconta come lo ha realizzato

Avellino.  

Lavori in corso al “Partenio-Lombardi”, da provare a portare a termine entro il 22 agosto. Ma niente panico. Tirate pure un sospiro di sollievo: stavolta non c'è nessuna corsa contro il tempo; i lavori in questione non riguardano l’impianto sportivo di contrada Zoccolari; non c'è la Commissione Prefetizia da riunire; nessuna gru mobile da “scomodare” e, vantaggi del cartoncino, alcun fenomeno di carbonatazione da eliminare. Lo stadio in questione è infatti uno splendido modellino, creato tra le mura di casa, su un tavolo di un metro e cinquanta di lunghezza per un metro di larghezza, da Marco Romeo, venticinquenne, tifosissimo dell’Avellino, che ha avuto un’idea splendida: ricostruire la tana dei lupi dando sfogo a tutta la sua creatività. Fiero dell’opera, ormai in corso di ultimazione, ha condiviso, su facebook, una foto della sua “creatura": centinaia di like da parte dei supporter biancoverdi e non solo; un plebiscito di consensi per l’originalità e la cura dei dettagli. Il suo scatto è diventato presto virale, riscuotendo una marea di apprezzamenti. Romeo ha saputo fondere nella maniera più eclettica possibile la sua passione per il lupo, ereditata dal papà; la cultura sportiva della sua famiglia, declinata non solo con la palla ad esagoni, ma pure con quella ovale, dato che suo cugino Arturo è uno dei veterani dell’Avellino Rugby, e le conoscenze teoriche e pratiche, maturate durante il corso di laurea triennale in Ingegneria Civile per l’Ambiente e il Territorio, a Fisciano, e che sta acquisendo specializzandosi in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Marco Romeo è un ragazzo semplice e appassionato, che ci ha raccontato, così, la sua piccola opera d’arte.

Marco, ogni progetto nasce da uno spunto creativo: quando hai pensato di mettere su questo “Partenio-Lombardi” in miniatura?

«Circa un anno fa. Riflettevo sul futuro, ho immaginato che potrà essere lontano da Avellino, per motivi lavorativi, e allora mi sono detto: se non davvero non potrò più vivere ad Avellino, allora porterò Avellino con me». 

E allora, ti sei rimboccato le maniche e via alla realizzazione. Che, però, non è la prima che ha come tema il capoluogo irpino...

«Vero. Ho infatti realizzato anche "La mia città”, un modellino sul centro storico di Avellino che esporrò il 22 e 23 agosto, al Regina Margherita, in occasione della manifestazione culturale “C’entro per il centro". In quella circostanza spero anche di ultimare e presentare il “Partenio-Lombardi”».

Andiamo nel dettaglio: quali materiali hai utilizzato?

«Il materiale principale è il carton plume: più banalmente, dei fogli di cartone bianco di cinque millimetri. Con il carton plume ho realizzato anche i pilastri, i cosidetti “forchettoni”. Le rifiniture, invece, sono in ferro filato. Ho adoperato anche dei cartoncini».

Quale è stato il primo settore che hai costruito?

«Ovviamente la Curva Sud, anche se sarebbe stato meglio, per un aspetto progettuale, partire dalla Tribuna Terminio. Ma si sa: la Curva è Curva…».

Colpisce la scritta “Stadio Partenio Lombardi”: è identica a quella che sorge davanti alla Tribuna Montevergine...

«Per questo aspetto devo ringraziare la mia ragazza, Federica: siamo andati davanti allo stadio a fare le foto e mentre mi occupavo del resto della struttura, lei ha realizzato con una straordinaria precisione l’insegna. È stato un piccolo, ma grande contributo: ha avuto la pazienza di tagliare una ad una le lettere. Vorrei precisare una cosa a riguardo: non è un caso che, in proporzione, la denominazione sia più grande rispetto al resto del modellino; funge, in un certo qual senso, da titolo».

Lo “scheletro" è pronto: ora c’è da passare alla colorazione…

«Userò dei colori a tempera. Ovviamente ci sarà il verde, il giallo e un po' di nero. Per il manto erboso ho trovato una carta particolare. Non mancheranno le linee bianche: massima attenzione ai particolari».

Come il calciatori dopo un gol: a chi lo dedichi?

«Ho più di una dedica: a mio padre, che mi ha portato allo stadio per la prima volta, ma anche ai miei cugini con cui condivido la passione per l’Avellino. In generale questo progetto è dedicato a tutta la mia famiglia Romeo. Una menzione particolare va, però, a mia madre, che mi ha procurato tante cose utili per realizzare il modellino, e, soprattutto, ha avuto una grande pazienza nel sopportare il grande disordine in casa».

Marco, prima di salutarti, da ingegnere: quello vero di “Partenio-Lombardi” come pensi possa migliorare in futuro? 

«Da ingegnere sogno uno stadio senza pista di atletica e con una copertura, in modo che il nostro calore, quello della gente biancoverde, possa sentirsi ancora di più, da vicino».

Marco Festa