L'Avellino ha i numeri per ripartire

La voglia di fare la partita dei biancoverdi confermata dalle statistiche del derby all'Arechi

Avellino.  

Premessa: le statistiche lasciano il tempo che trovano. Conta il risultato finale. Ma è pur vero che nei numeri c’è comunque una verità da approfondire, degli spunti da prendere in analisi, da cui l’Avellino può e deve ripartire. I numeri in questione, elaborati dalla “Panini Digital” per la Lega Serie B, sono quelli relativi al derby di domenica scorsa, all’Arechi, contro la Salernitana. Che i lupi non avessero demeritato si vedeva pure a occhio nudo e martedì, nel corso della consueta conferenza stampa infrasettimanale (leggi qui), Zito ha ricordato, proprio a tal proposito, che i tiri in porta dei biancoverdi stati di più: per l’esattezza 24 (di cui 8 nello specchio della porta, ndr) a fronte dai 17 della Salernitana (9 nello specchio della porta, ndr). Ma, tiri a parte, a tradurre in cifre l’atteggiamento propositivo dei lupi sono anche gli altri dati lasciati in eredità dal match: in tutte le voci considerate, ad eccezione della pericolosità (66,7 per cento contro il 48,3 fatto registrare dai lupi, ndr), l’Avellino è davanti alla Salernitana.

È chiaro che la statistica appena citata non è un dettaglio, dato che misura la produzione offensiva di una squadra considerando variabili come la capacità di mantenere il possesso palla; di vericalizzare; di giungere al tiro; di creare occasioni da rete. Non lo è soprattutto perché se alla maggior pericolosità si aggiunge la determinante dose di cinismo, citata ancora una volta da Zito, che gli uomini di Torrente hanno saputo produrre, si ha una valida ed ulteriore chiave per capire da dove nasca il successo della Salernitana.

Ma il k.o. non cancella le altre indicazioni di cui Tesser, con fiducia, può prendere atto: a partire dalla capacità di prevalere nel possesso palla (52 per cento contro 48); passando per il maggior numero di palle giocate (471 a 441), la predominanza nella percentuale dei passaggi riusciti (57,5 a 50,9) e la supremazia territoriale (9 minuti e 7 secondi nella metà campo dei dirimpettai, che invece non sono andati oltre i 6 minuti e 52 secondi, ndr). Senza dimenticare le maggiori percentuali nella capacità di proteggere la propria area, anche se quest’ultima, per via della sconfitta, può sembrare un paradosso (56,3 contro 5,12); di attaccare la porta (48,8 contro 43,7); gli 8 calci d’angolo battuti a fronte dei 5 collezionati dai padroni di casa.

Come se non bastasse, anche i record individuali dimostrano che l’Avellino ha voglia di fare la partita, di prendere in mano le operazioni di gioco: Arini e Biraschi (quota 34 e 31, ndr) hanno recuperato più palloni di tutti nel match, seguiti a ruota da Lanzaro e Pestrin della Salernitana, con 23 palloni “sdradicati" a testa; lo stesso Biraschi condivide il primato dei passaggi riusciti con Pestrin (35) staccando di due sole lunghezze Arini e di cinque Insigne; Trotta ha tirato una volta in più (5) di Gabionetta e Gavazzi e due in più di Zito. Certo, conta soprattutto, se non solo, fare un gol in più dell’avversario. Ma l’Avellino gioca a viso aperto: ecco un altra conferma. Il lupo ha i numeri, e il gioco di parole sarà perdonato, per ripartire.

Marco Festa