L'analisi. Il vero Avellino

A La Spezia prova di forza, riscatto ed ennesima conferma: i lupi sanno rialzarsi

Avellino.  

Sì: è stato un Avellino “arrabbiato”, come aveva chiesto a gran voce e senza mezzi termini Massimo Rastelli, alla vigilia della partenza per la Liguria; sì: al “Picco” è sceso in campo un Avellino capace di “tirare fuori gli attributi”, per dirla alla Rodrigo Ely, tra gli emblemi di quel radicale cambio di passo che i biancoverdi si sono dimostrati in grado di produrre dopo un sabato da incubo, quello vissuto con il Cittadella, spazzato via da una notte magica che di magico, inteso come casuale, ha poco. Anzi, nulla. E allora, se prima della trasferta in casa dello Spezia, che ha dovuto aggiornare il proprio score casalingo con la seconda sconfitta stagionale in campionato, si era a lungo discusso delle fatiche dei lupi, in più di una circostanza, a conquistare i punti contro le cosidette “piccole” (e già il fatto di potersi catalogare tra le grandi della B, restituisce l’idea del tipo di stagione che l’Avellino sta, a prescindere da tutto, disputando, ndr), adesso c’è da sottolineare un altro tratto distintivo dei ragazzi di Rastelli.

 

Qualcosa che vale più del modulo, più della tattica, più dei singoli interpreti. Si chiama?capacità di rialzarsi. Una virtù di poche squadre; la virtù dei veri gruppi. Un girone fa, i lupi erano arrivati alla sfida con lo Spezia dopo un’altra cocente delusione con l’ormai “bestia nera” Cittadella: il gruppo non fece una piega, si compattò e dimostrò di essere solido e più forte del momento di difficoltà. Non vinse, l’Avellino, finì 0-0, ma diede il là a una serie di sei risultati utili di fila che lo catapultarono addirittura fino al comando della classifica. Lunedì, come era accaduto in seguito alla debacle di Trapani, con il Brescia a lasciarci le proverbiali penne allo stadio “Partenio-Lombardi”, un’altra prova di forza a dispetto di un contraccolpo psicologico non indifferente.

 

Ordinato, bravo a cogliere l’attimo risolutivo, aggressivo: è tornato l’Avellino di Rastelli; il “vero Avellino”, come lo ha definito, nel postpartita, lo stesso tecnico; quello in grado di sopperire alle continue emergenze (Visconti sarà operato alla spalla destra venerdì, presso Villa Stuart, ndr) trovando al proprio interno risorse nervose e protagonisti inattesi, come Bittante, desiderosi di gettarsi alle spalle infortuni e prestazioni sottotono e di rispondere presente a seconda delle esigenze della squadra: Rastelli ha ammesso, nel postpartita, di aver provato per tutta la settimana l’esterno in comproprietà con la Fiorentina come centrale di difesa, al posto di Pisacane, ma di essersi visto costretto a cambiare in corsa i piani per via dell’improvvisa indisponibilità di Visconti.

 

Fortuna nella sfortuna, il gol è arrivato proprio da quella fascia mancina, dove Bittante è ritornato ad agire così come aveva fatto per la quasi totalità della B formato 2013/2014. Ed ecco il giusto premio per la capacità di tutti gli interpreti di sacrificarsi, all’occorrenza. Si piega ma non si spezza, il lupo di Rastelli. Guai a dimenticarlo. Ed ora parte il conto alla rovescia verso il doppio turno casalingo:?sabato arriva il Latina; il successivo toccherà al Frosinone. L’Avellino, quarto, tornato ieri pomeriggio da quel di Sarzana, dove è stata svolta una seduta defaticante, è tornato subito a essere padrone del proprio destino.

Marco Festa