Colabrodo biancoverde: l'Avellino ostaggio della sua difesa

Cambiano gli interpreti, non migliora la tenuta: lupi alla ricerca di un equilibrio fantasma

Avellino.  

Ottavo posto, seconda difesa più battuta del campionato. L'amaro risveglio domenicale dell'Avellino, ieri tramortito e poi travolto dal Novara, è scandito dall'impietosa conferma di un paradosso che mette ancor di più a nudo il vero tallone d'Achille dei lupi: la tenuta difensiva. Trentasette gol subiti: finora soltanto il Como, fanalino di coda della Serie B, con una sola rete al passivo in più, ha fatto peggio dei biancoverdi. Nemmeno gli innesti di Migliorini, Pisano e Pucino, a cui va ovviamente concesso il tempo di inserirsi nell'ambiente e negli schemi di Tesser, sono bastati a invertire la tendenza. E allora: questione di interpreti o di sincronismi mai totalmente affinati? Con ogni probabilità la verità, come si suol dire, sta nel mezzo. Ma intanto l'infinita ricerca di equilibrio dell'Avellino continua. Soluzioni risolutive, per suturare l'emorraggia da reti incassate, cercasi.

Redazione Sport