Avellino-Bari si sta ancora giocando. Merito, o meglio demerito, di dichiarazioni forse espresse troppo a caldo che hanno spostato la contesa dal rettangolo di gioco alle pagine di giornali, siti e forum di tifosi che, con decine di commenti tra opposte fazioni, hanno intasato la rete. Non è passato affatto in secondo piano lo sfogo del presidente del Bari, Gianluca Paparesta, che, nel post-gara, ai microfoni di Sky, si è lasciato andare a polemiche e attacchi, puntando il dito sull’ambiente avellinese reo di aver accolto, secondo la versione del massimo dirigente della società biancorossa, i suoi calciatori con insulti, sputi e altro ancora. Anzi, ha quasi preso più risalto della netta e schiacciante vittoria ottenuta da D’Angelo e compagni ai danni della sua squadra.
Non sono bastate le scuse del presidente dell’Avellino, Walter Taccone a calmare gli animi. Perché subito dopo aver denunciato l’accaduto in tv, Paparesta è stato ascoltato dalla Procura Federale, lasciando il Partenio-Lombardi solo a tarda serata. È in arrivo un’indagine federale e una convocazione negli studi del presidente della Lega Serie B, Andrea Abodi, sia per Paparesta che per Taccone. Il numero uno del campionato cadetto si è espresso in merito ritenendo “impensabile che certi comportamenti possano accadere fuori dallo stadio, figuriamoci in campo o in tribuna” e di fare chiarezza quanto prima.
Ora, non per trovare scuse o sminuire ipotetici attacchi verbali o atti violenti che, se davvero fossero accaduti, sarebbero deprecabili e ovviamente da condannare, è sempre giusto che ognuno guardi al proprio orticello. Senza ricordare le tensioni della gara di andata, il presidente del Bari avrà sicuramente udito le numerose bombe carta lanciate dal settore ospiti e fatte esplodere dai tifosi della sua squadra sotto la Tribuna Terminio occupata da centinaia di spettatori, tra cui donne e bambini, di fede biancoverde. E, sicuramente, avrà saputo anche dello steward malmenato, dai già citati supporters pugliesi nella zona tornelli, e mandato all’ospedale con escoriazioni e un trauma cranico. Ferite di guerra, per una semplice partita di calcio.
Ma il presidente del Bari ha anche la memoria corta. Perché a contribuire a scatenare e ad aizzare i comportamenti dell’ambiente irpino, sono stati proprio i calciatori della sua squadra, nei due precedenti atti disputati in questa stagione. Tutto è partito dalle polemiche di Devis Mangia, tecnico dei galletti, poi sostituito in panchina da Davide Nicola e di Giuseppe De Luca dopo la vittoria dei lupi al San Nicola, nel terzo turno di Coppa Italia. Le foto del braccio segnato, a detta dell’attaccante barese, da un morso rifilatogli da Gianmario Comi, hanno fatto il giro del web. Così come la lavagnetta issata su, in stile Champions League, dai calciatori del Bari, ad irridere l’Avellino dopo il 4-2 rifilatogli all’andata, accompagnata da parole poco dolci, per usare un eufemismo, rivolte alla squadra biancoverde e ai suoi calciatori.
Il pubblico di Avellino ha una buona memoria. Di ferro. Ha segnato tutto e ha atteso cinque mesi per vedere compiuta la sua “vendetta”. La tifoseria avellinese non ha bisogno di ricevere lezioni di morale o di comportamento da presidenti, da altre società o da altre tifoserie. Soprattutto da quella barese. Basta farsi una navigata veloce su internet, sui siti e forum di fede biancorossa dove già nelle ore successive alla fine del match, i supporters del club pugliese, che avrebbero bisogno anche loro di un po’ di fosforo, si sono lasciati andare ad insulti di ogni genere, dal semplice “pecorari” al vergognoso, ma ormai deflazionato “terremotati”. Per non parlare del solito coro contro i napoletani cantato nel corso della gara, al quale, i tifosi irpini, con serietà, hanno mostrato indifferenza.
La correttezza della tifoseria biancoverde è stata più volte rimarcata nel corso degli anni. È la storia a parlare. Una tifoseria che ha mostrato più volte vicinanza e affetto sia sul lato prettamente calcistico che, soprattutto, su quello umano, a tifoserie e popoli colpiti da disgrazie sportive o ben più serie. Non ultimo lo striscione esposto a Chiavari, nel corso del match contro la Virtus Entella, con il quale i tifosi irpini incitavano la popolazione ligure a farsi forza e a rialzarsi dopo aver subito la devastazione di un’alluvione. Alle accuse di Paparesta preferiamo la sportività di Guarna e la signorilità di Nicola, che nel dopo partita hanno reso onore al merito alla vittoria dell’Avellino. Netta anche secondo il parere degli avversari. Noi ci teniamo stretti i complimenti. Le polemiche le lasciamo fare gli altri.
Carmine Roca
