Ed ecco che al PalaDelMauro si materializza una nuova sconfitta, la quarta consecutiva, per la Sidigas Avellino, ma soprattutto si presenta un nuovo blackout in casa biancoverde, con la consapevolezza di non aver espresso gioco continuo e soluzioni utili per cambiare rotta nei quaranta minuti. Dopo un discreto primo tempo, di controllo, con avvio soft da -7, ma cancellato da un giusto divario a sfiorare la doppia cifra per l'intervallo lungo, la Scandone è improvvisamente calata per attenzione, letture individuali e di squadra. Il numero 49 è ancora negativo: se a Venezia la Sidigas si era fermata a 49 punti segnati, Avellino spende ben 5 minuti di terzo periodo con la Openjobmetis per sbloccarsi da quota 49 con la tripla di Maarty Leunen. Dal 49-40 al 20' si passa prima al 49-49 al 25' e poi al 52-59 Varese al 28': parziale di 3-19 rimediato in otto minuti. Otto minuti per andare in tilt, per risultare bloccata in attacco soprattutto sulla difesa a zona imposta da Attilio Caja e che resta rebus per l'offensiva biancoverde. Al sorpasso ospite sul 52-53, Avellino non ha trovato forza, sostegno e decisione dal proprio interno per tornare avanti. Punto dopo punto, la Scandone si è spenta fino alla sirena finale: un 75-82 con il solo Levi Randolph a salvarsi per fatturato offensivo (20 punti in 22 minuti) e con Andrea Zerini che chiude con una prova da 20 minuti e soprattutto da plus-minus di valore 9 (con lui in campo Avellino vince di 9). Il suo alter ego nel ruolo di ala grande, Maarty Leunen, conferma il periodo no con una prestazione da 6 punti con il 2/6 dal campo per un pesante -17 di plus-minus. Se questa volta, la Sidigas chiude anche con inerzia a favore il primo tempo, questo aspetto non basta per rientrare sul parquet con il giusto approccio dopo l'intervallo. La convinzione, espressa per superare l'ostacolo in tante occasioni nei mesi scorsi, si nasconde tra i primi errori con una ripetitività accentuata nella ricerca di Kyrylo Fesenko, evidentemente in riserva e che paga complessivamente l'assenza di Marco Cusin. La mancanza del centro di Pordenone pesa eccome, è un dato oggettivo, ma non può risultare come unico motivo per le sconfitte rimediate. E' palese anche una condizione fisica che non premia la Sidigas: ad evidenziare un limite nella forma è il passaggio rapido dalla capacità di correre su margini importanti per poi sprofondare sugli accorgimenti delle squadre avversarie, ma il tempo di recupero è minimo perché all'orizzonte, lungo il rettilineo, c'è la gara di Champions League. Mercoledì sera, al PalaDelMauro, ci sarà l'Umana Venezia, avanti di 4 punti dopo l'andata e che in serata, superando Pesaro, ha raggiunto la Scandone al secondo posto in regular season di Serie A (Venezia seconda, Avellino terza per la differenza canestri della gara d'andata in campionato). E', senza ombra di dubbio, una gara spartiacque, decisiva per il cammino nella competizione europea, ma non solo: i biancoverdi dovranno vincere di 5 punti tra le mura amiche per accedere ai quarti di finale di Basketball CL. Occorrerà una prova di forza, di risposta ai ko accumulati: una prova di forza che dovrà nascere non dal singolo, ma dal gruppo sul parquet e dallo staff tecnico, dallo stesso coach Stefano Sacripanti, osannato meritatamente dal pubblico nella lunga striscia di vittorie e ora chiamato a pescare le risorse opportune per rilanciare la Scandone come ha già saputo fare nella stagione 2015/2016. David Logan resta ancora lontano da un vero inserimento nel gioco: 29 minuti in campo con 10 punti, ma dal 33' al 39' seduto in panchina per scelta tecnica. E' la fase più complicata della stagione per la Sidigas nella prima vera striscia negativa per risultati: un vortice da cui la Avellino dovrà uscire immediatamente per continuare a sognare nella coppa continentale e per correre nuovamente su più fronti.
Redazione Sport
