VIDEO | Scandone, Fesenko: "Avellino significa molto per me"

Scandone, ma non solo: tante curiosità sulla vita e sulla carriera del centro ucraino

Avellino.  

"Porterò Avellino sempre nel cuore, anche se dovessi andar via domani. Ricorderò sempre i momenti passati ad Avellino tra i più belli della mia vita": così Kyrylo Fesenko nel corso dell'intervista realizzata da Carmine Quaglia per 696 TV OttoChannel. Lungo speciale con il centro ucraino che ha raccontato la sua vita, il suo percorso in carriera e l'avventura in biancoverde con la Sidigas. Clicca qui per rivedere l'intervista andata in onda nel corso di "SottoCanestro" (ogni giovedì alle 21 sul 696).

L'approccio con il basket nella sua Dnipro: "Ho cominciato a giocare a basket quando avevo 8 anni e non mi piaceva per niente. Non mi è piaciuto fino a 14 anni, forse, perché non ero affatto bravo: probabilmente ero il giocatore più scarso della mia squadra. Poi qualcosa è cambiato e sono migliorato un po', ma sin da piccolo non riuscivo a immaginare la mia vita senza la pallacanestro, e anche oggi che ho 31 anni è ancora così".

Il suo idolo: "Il mio giocatore preferito è sempre stato Shaquille O'Neal, è sempre stato il mio sogno riuscire a vederlo dal vivo, magari salutarlo o fare una foto con lui. Quando sono andato per la prima volta negli Stati Uniti era per un allenamento pre-draft con i Detroit Pistons, che giocavano contro i Miami Heat. Dopo la partita riuscii a fare una foto con Shaq. Ero commosso, era il mio sogno che si avverava, e quando poi l'ho pubblicata sui social, tutti i miei amici, che sapevano quanto amassi quel giocatore, mi hanno contattato per dirmi: “hai visto? I sogni si avverano quando lavori per realizzarli”.

Il ricordo del 28 giugno 2007, il giorno della chiamata NBA: "Lo scambio ufficiale tra Sixers e Jazz ci fu dopo il draft, ma sapevo che erano stati gli Utah Jazz a scegliermi. Sono stato molto fortunato ad essere scelto da un team così importante. Quella sera ero veramente felice, non riuscivo proprio a crederci, è stata una delle serate più belle della mia vita".

Il confronto con Kobe Byrant in una gara tra Jazz e Lakers: "Come ho scritto sui social, non ho mai amato Kobe Bryant come giocatore dei Los Angeles Lakers perché, nei 4 anni in cui ho giocato con i Jazz, ci hanno buttato fuori dai playoff 3 volte. Nessuno, in Utah, ama particolarmente Kobe Bryant o i Lakers, quindi sì, lo odiavo. Ma lo rispetto come professionista e atleta. Credo che siano molti i giocatori che s'ispirano a lui dentro e fuori dal campo, anche dal punto di vista mediatico e umano. Quella sera, però, non è successo niente di particolare. Gli Utah Jazz avevano questa filosofia: se devi prendere un fallo, fa' in modo che serva a qualcosa. Ed è ciò che ho fatto".

Il ritorno definitivo in Europa dopo alcuni balzi in D-League: "Sono tornato in Europa perché volevo giocare. Stavo recuperando dall'infortunio, non era un bellissimo momento, per me. Stavo cercando di rialzarmi, di tornare ad essere un giocatore di basket. E' stato un anno molto difficile, sono andato in D-League, poi a Saratov e da lì ho cominciato a ricostruire la mia carriera. Volevo solo giocare a basket, far parte di questo sport che adoro".

Cosa significa Avellino: "Significa molto, per me. Credo di avere un grosso significato per questa città e credo che la cosa sia reciproca perché sono fatto così: le emozioni che gli altri mi danno sono quelle che restituisco. Tutti, in questa città, sono sempre stati gentili con me, hanno sempre dimostrato grande supporto, sento una grande fiducia da parte loro, l'ho sentita anche all'inizio di questa stagione, quando sono venuto qui e ho avuto qualche problema al ginocchio. Ho sentito tanto supporto, tanto amore anche quando le cose non giravano per il verso giusto, perciò sì: porterò sempre nel cuore questa città, anche se dovessi andar via domani, ad esempio, ricorderò sempre i momenti passati ad Avellino tra i più belli della mia vita".

Il primo incrocio con Avellino, al DelMauro, in maglia Cantù: "Sinceramente non ricordo tanto quella partita, era una delle tante. Però mi ricordo che si giocava a mezzogiorno: io odio le partite a mezzogiorno, è troppo presto! Devi svegliarti ed essere pronto e già carico per la partita dalle 9. Mi ricordo delle difficoltà che abbiamo avuto a difenderci contro Joe Ragland e Marques Green, mi ricordo dei centri che erano piuttosto bravi. Non posso dire che quella partita abbia avuto un significato particolare, all'epoca, no: era un'altra partita, anzi, un'altra sconfitta per Cantù".

La stabilità che può garantire oggi Avellino ad un atleta: "Da un certo punto di vista sì. Ma credo che ogni città possa dare potenzialmente le stesse cose: giocare a Milano o in un'altra città importante... dipende tutto da te. Io ho 31 anni, come ho detto prima, e non sono più un ragazzino: non esco più così tanto a fare baldoria, preferisco stare a casa con mia moglie, col mio gatto, a guardare la tv sul divano".

Il rapporto con la città: "Mi piace Avellino, mi piace e non sono d'accordo quando si dice che non c'è nulla da fare. Se vuoi fare qualcosa, Avellino ha molto da offrire, e poi ci sono un sacco di bellissimi posti a pochi minuti d'auto: mi viene in mente Salerno, adoro andare a Salerno, è una città bellissima, mi piace molto Montevergine. Avellino ha tutto anche se è una piccola città tranquilla".

Il rammarico per quanto solo sfiorato nella scorsa stagione: "Siamo arrivati così vicino a vincere tutto. Tranne la coppa italia. Al momento del fischio finale, quando ho capito che la stagione era finita, è stato... non so come spiegare... in un attimo tutto ciò che avevo vissuto: questa squadra, questo staff, questa tifoseria, quest'anno fantastico... era tutto finito. Il mio contratto era arrivato al termine, da quel momento avrei anche potuto non vedere più Avellino perché non sapevo come sarebbe finita. Sì: quel momento mi è rimasto nella mente e ho pensato: «voglio ritornare, voglio sentire ancora quei tifosi, voglio essere di nuovo qui, voglio giocare per questo coach e per questa gente»”.

Guai saltare una foto o un autografo: "Mi fermo sempre per gli autografi e le foto perché sono stato ragazzino anch'io: mi ricordo quanto fa male quando magari aspetti un giocatore che adori, che quel giorno è venuto a giocare nella tua città, e aspetti, aspetti, aspetti per 30/40 minuti, per ore, poi chiedi un autografo e ti dicono di no. Per questo mi fermo sempre e ho un rapporto bellissimo coi nostri tifosi, ma credo che tutti abbiano un rapporto bellissimo coi nostri tifosi. A parte i tifosi di Caserta...".

Il titolo di campione d'inverno firmato a Trento: "Mi ricordo che ci avevamo pensato, ne avevamo parlato: dovevamo vincere quella partita. Era alla fine di un viaggio lungo, eravamo in trasferta da 5 giorni e, per come la vedo io, se vai in trasferta e poi non vinci, che cosa sei andato a fare? Ovviamente adoro vincere, ma mi piace ancora di più vincere in trasferta, ha un valore ancora più alto, per me. Contro Trento è stata una partita dura, io non ho giocato bene, non ho giocato come volevo, credo che Trento abbia difeso molto bene quando c'ero io in campo ma magari, siccome si sono concentrati tanto su di me, altri giocatori hanno avuto la possibilità di qualche tiro più aperto. Sono fiero di essere in questa squadra, anche quando non gioco bene c'è Hamady: ha giocato benissimo, ha fatto esattamente ciò che serviva alla squadra per ottenere la vittoria. Sono felice anche se non ho giocato bene, anzi, ho fatto veramente una partita orribile, ad essere onesti, ma dopo la partita non ero arrabbiato, ero contento. E' un gioco di squadra e abbiamo una grande squadra. E' una vittoria storica per Avellino e hanno partecipato tutti: i giocatori, i coach, la dirigenza. Ora vogliamo continuare a scrivere la storia, vogliamo chiudere anche l'altro girone al primo posto, e poi anche l'altro, e l'altro ancora. Così si vincono i campionati".

Il rapporto speciale con coach Sacripanti: "Sì, credo di piacergli e a me piace giocare con lui. Tutto qui. Non c'è molto da dire: il nostro è un rapporto speciale".

L'amicizia con Davide Bolognese che lo segue ovunque: "Davide Bolognese è il principe di Mercogliano. Suo padre è il re di Mercogliano, lo dice proprio lui, perciò lo chiamo “Principe”. Prima di tutto, Davide è un mio amico. All'inizio era il mio autista, ora lo ritengo un amico, un assistente, è uno che per me c'è sempre, a qualsiasi ora, so che c'è una persona ad Avellino che posso chiamare e che verrà da me in men che non si dica. Ti voglio bene, Davide. E' un amico".

L'amore e la vita di coppia: "Adesso ho una famiglia. Ho mia moglie, ho mia madre. Credo sia molto importante che mia moglie sia qui con me. Molto, molto importante. Per me non c'è dubbio, a riguardo: lo so che tanti si lamentano delle proprie mogli, ma io no. Ho sposato la ragazza che amo, sono felice con lei, anche quando magari litighiamo per qualche sciocchezza, mi diverto con lei e credo che sia molto importante avere con sé la propria famiglia, moglie, figli e il gatto. Ho un rapporto speciale col mio gatto".

L'arrivo di Shane Lawal: "Credo che sia un innesto importantissimo, per noi. Con lui diventeremo una squadra ancora più forte e pericolosa, non dico che adesso non lo siamo, ma di sicuro lo saremo ancora di più. Per coach Sacripanti, avere tre lunghi: Fesenko, Ndiaye e Lawal significa avere tante opzioni e strategie diverse. Può decidere di fare tutto ciò che vuole. Credo che una cosa del genere per un coach sia manna dal cielo. Credo che Shane sarà un pezzo importante della squadra e ci aiuterà a vincere il campionato".

Hamady N'Diaye non può essere considerato come una sorpresa: "conosco Hamady da 4 anni, ormai, abbiamo giocato insieme a Delaware in D-League, avevamo la stessa stanza in trasferta e vivevamo nella stessa casa. Lo conosco, quindi non sono affatto sorpreso. Anzi, credo che possa giocare molto meglio di come sta facendo adesso e per questo cerco sempre di spronarlo. Così come lui fa con me, del resto. Basta guardare uno dei nostri allenamenti per capirlo: ci spingiamo a vicenda a migliorare sempre di più perché ci alleniamo duramente. Ognuno di noi ha i suoi punti forti, allenandomi in difesa contro di lui posso migliorare tantissimo, e lui migliora difendendo contro di me. Non sono sorpreso, credo che Hamady Ndiaye sia un ottimo giocatore e migliorerà ancora per i playoff".

I simboli dello sport ucraino, Andriy Shevchenko: "A dire la verità, il calcio non mi piace. E' da quand'ero piccolo che non mi piace, anche perché ci giocavano tutti, e allora: «Dove facciamo giocare il ragazzino più grosso che gioca a basket? In porta!» Non piaceva per niente, e poi tiravano sempre fortissimo fino a farti piegare le dita. Però ho grande stima di Andrei Shevchenko, apprezzo molto ciò che ha fatto per la nazionale e per l'Ucraina in generale. E' anche grazie a lui che gli italiani hanno imparato a conoscere l'Ucraina. Non ricordo se questa foto l'ho fatta la scorsa estate o l'anno prima, ma li ho visti in un locale, sono passato a salutarli, li ho invitati alla partita di basket della nazionale e ho fatto una foto. So anche che Mauro Tassotti è una leggenda del calcio italiano".

L'amicizia con il vicino di casa, l'attaccante dell'Avellino, Raul Asencio: "Credo che stringere buoni rapporti anche con gli altri sport sia sempre un'ottima cosa per Avellino, Raul, in realtà, è anche un mio vicino di casa, i nostri appartamenti sono quasi uniti, quindi lo conoscevo ancora prima dello scambio di magliette. Credo che sia un grande calciatore con uno splendido futuro davanti a sé, faccio i miei migliori auguri all'Avellino e vorrei tanto che vincessero il campionato, anche perché abbiamo un nome in comune... Sidigas". Mi piacerebbe molto partecipare assieme a loro a qualche evento di beneficenza, magari riunendoci tutti insieme per incontrare tutti i tifosi della città e della provincia,  credo molto nell'interazione con i tifosi, è di questo che vive lo sport".

La grande boxe ucraina con i fratelli Klitschko: "In realtà sono appassionato di tutto ciò che riguarda l'Ucraina. Se c'è un incontro di Klitchko, ovviamente voglio seguirlo. Al momento abbiamo anche un altro boxeur molto forte che sta cercando di entrare tra i grandi nomi mondiali, Lomachenko, già ha fatto parlare di sé. Sì, mi piace la boxe, ma mi piace di più quando i pugili sono ucraini e vincono".

La volontà di vincere con Avellino: "Come dico sempre. Ragazzi, non so perché non fidiate di me: ve l'ho detto un sacco di volte. Il mio obiettivo, quello dei miei compagni di squadra, quello dei miei coach, quello dei dottori, dei ragazzi in biglietteria, di ogni singolo tifoso, anche di mia madre che guarda le partite: tutti vogliono vincere ogni singola partita. Vincendo ogni partita vinceremo il campionato. Non mi credevate all'inizio del campionato e ora guarda dove siamo: al primo posto. Stiamo scrivendo la storia e questo è solo l'inizio. Sì: vinceremo, questa è la mia previsione".

Traduzione: Enrico Coppola

Clicca qui per rivedere l'intervista realizzata da Carmine Quaglia sul sito 696 TV OttoChannel.

Redazione Sport