"Truffa indennità disoccupazione", 14 indagati

Il Pm ha affidato l'incarico di una consulenza sul materiale informatico sequestrato dalla finanza

truffa indennita disoccupazione 14 indagati
Benevento.  

Associazione per delinquere e truffa per alcune, truffa per le altre. Sono le ipotesi di reato prospettate nell'avviso di garanzia spedito dal sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro nell'inchiesta della guardia di finanza sul presunto incasso, non dovuto, di indennità assistenziali - disoccupazione e maternità- e contributi figurativi utili ai fini pensionistici.

Si tratta di un atto dovuto, per consentire alle quattordici persone tirate in ballo – sono difese dagli avvocati Ettore Marcarelli, Domenico Cristofaro, Carmine Danna e Cecilia Del Grosso - di nominare un consulente – una facoltà che non è stata esercitata – in vista dell'incarico che il Pm ha affidato questa mattina al dottore Lorenzo Laurato.

Toccherà a lui, entro trenta giorni, procedere ad un accertamento tecnico irripetibile, esaminando il materiale informatico sequestrato oltre un mese fa dalle fiamme gialle a Cosimo Tiso, 50 anni, e Gabriella Musco, 42 anni, che figurano nell'elenco di coloro che sono stati 'avvisati' al pari di Gaetano De Franco, 42 anni, Pio Canu, 36 anni, Maria Rosaria Canu, 46 anni, Massimo Caraccio, 58 anni, Federico Tiso, 19 anni, Piergiuseppe Bordi, 39 anni, Arturo Russo, 56 anni, ai quali viene contestata la doppia accusa, e di Pasqualino Pastore, 52 anni, Rosanna Roberta Bovino, 24 anni, Silvana Forte, 54 anni, Sergio Antonio Fiscante, 55 anni, Amedeo Piantadosi, 29 anni – per gli ultimi solo l'addebito di truffa -, originari di Benevento, di alcuni centri della sua provincia e di quelle di Avellino e Napoli.

Si tratta di un'inchiesta già anticipata da Ottopagine in due occasioni agli inizi di settembre, centrata su oltre 300 assunzioni effettuate negli anni attraverso un reticolo di società definite cartiere, con un meccanismo che avrebbe consentito di intascare indennità e contributi per svariati milioni di euro. Nel mirino una serie di ditte di cui le verifiche avrebbero restituito la sostanziale inattività o l'inesistenza di alcune di esse.

Insomma, società che non avrebbero mai svolto un'attività di impresa, la cui unica funzione sarebbe stata quella di utilizzare ed emettere fatture per operazioni considerate inesistenti. Un modus operandi che, a detta degli inquirenti, avrebbe consentito di creare crediti fittizi di imposta da compensare con i versamenti contributivi dovuti per le false assunzioni. Costi mai sostenuti, dunque, ma così sarebbero state gettate le basi per assumere un gran numero di dipendenti, per poi licenziarli e permettere loro di percepire le indennità.

Un quadro che sarebbe stato di fatto confermato da quanti, ascoltati in precedenza dagli investigatori come persone informate sui fatti, avrebbero dichiarato di non aver mai lavorato per determinate società, e che le assunzioni erano finalizzate, appunto, ad intascare le indennità previste dalla legge.

Esp