Teatro. Se il botteghino chiude fuori il talento

Palco. Il mondo delle compagnie campane nelle voci dei protagonisti

teatro se il botteghino chiude fuori il talento

All'applauso finale, quello che ti ripaga di ogni sacrificio e ti riempie d'orgoglio, ci si arriva probabilmente con la stessa adrenalina di un atleta all'ultimo sprint.
E' solo un istante in un percorso lungo e faticoso che segna un'arte viva, imprevedibile, ricca di partecipazione e comunicazione.
Tra l'idea e quel sipario ci sono giorni, mesi, anni di passione, amore e dedizione. Sentimenti ed emozioni veri e profondi, essenziali per rendere reale l'impossibile e raccontare il mondo vero con la fantasia.

Un mestiere antico quanto l'uomo, il teatro. Eppure da tanto troppo tempo 'in crisi'. Un'associazione che sembra quasi aver perso significato.
Ma tra le tavole e la polvere di un palcoscenico il senso di quest'arte è sempre intatto. Integro. Pronto ad emergere nonostante continuamente sotto attacco da parte di una società che fa fatica a smettere i panni del protagonista e a sperimentare la realtà soggettiva dell'altro. Un mondo che premia il 'tutto e subito' e non è più in grado di riconoscere talento e qualità.
Un sistema che snatura le ragioni profonde e avvicina l'arte del teatro al commercio.

Ma c'è chi a questo non si arrende. E tiene il punto con onestà e impegno. Questo trasmettono le compagnie teatrali campane che abbiamo ascoltato per tracciare un quadro su questo mondo.
La passione, innanzitutto. Il sacrificio, poi. La necessità di maggiore attenzione. Perché essere attori è un mestiere complesso e, oggi, quasi mai esclusivo. Una compagnia indipendente compie un'impresa ogni qual volta riesce a far aprire il sipario e il lavoro artistico ormai va di par passo con quello organizzativo e promozionale.

E questo tenendo ben chiaro che gli italiani vanno sempre meno a teatro, così come sempre meno sono gli investimenti pubblici per il settore.
La parola chiave, in questo mondo, è quasi un mantra. E' resistenza.
E' questo quello che accomuna le quattro realtà diversissime tra loro che abbiamo ascoltato.
C'è la grande tradizione partenopea che sceglie di “salire sulle barricate per difendere la cultura”. Gli Attori Indipendenti di Nello Mascia che decidono di restare fuori dai circuiti teatrali più noti per rivendicare la centralità del ruolo dell'attore (leggi qui).

Ci sono giovani impegnati per i giovanissimi come la compagnia Teatro Novanta di Salerno che ai ragazzi e alle scuole ha dedicato la sua attenzione ricevendo l'endorsement del Sistina di Roma.
“Curiamo uno spettacolo dall'idea alla scena e il pubblico diventa il nostro testimonial” (leggi qui)
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Ci sono compagnie dalla storia lunga.
Quelle che scelgono di vivere sul territorio e aiutare a crescere le giovani generazioni come il Teatro d'Europa di Cesinali (Avellino). Tutt'uno con il proprio pubblico “che – dicono - deve sempre seguirci perché un attore senza pubblico non è nulla” (leggi qui).

E quelle che il territorio scelgono di raccontarlo attraverso le sue storie come la Solot, compagnia Stabile di Benevento, con l'idea ben chiara che il teatro “non è fama e successo. Siamo solo – dicono – bravi artigiani della bellezza” (leggi qui).