Luca Abete legge solo i titoli forse gli piace fare la vittima

In un post attacca Ottopagine. Ci siamo permessi di fare un sondaggio tra i lettori.

Ma finge che il titolo dell'articolo sia la posizione del nostro portale e ci espone alla gogna mediatica giocando a fare la vittima. Questa è una grave scorrettezza. Anche perché, signor Abete, bastava arrivare al sottotitolo. Un rigo più in basso.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

Luca Abete ha attaccato Ottopagine sulla sua pagina Facebook. A sproposito, ma tanto a sproposito, che per lui ci vorrebbe immediatamente una pigna o addirittura il tapiro del suo collega Staffelli.

Abete ha infatti preso quella che in gergo si chiama una cantonata grande quanto una casa. Qui vi spieghiamo perché.

Ieri abbiamo fatto sulla nostra pagina Facebook un sondaggio per raccogliere i pareri dei lettori. Dopo aver postato un articolo che descrive la querelle innescatasi sul social fra Luca Abete e la Polizia di Stato.

Chiedevamo: “Luca non ci sta. Pensi stia esagerando o ha ragione?”.

Le risposte arrivano. E noi le riportiamo in un articolo. Nel titolo diamo spazio alla frase che reputiamo più incisiva. Nel sottotitolo, giusto un rigo più sotto, precisiamo: i lettori rispondono al nostro sondaggio. Proprio per evitare equivoci. Insomma il parere del titolo non era certo il nostro e ci mancherebbe.

Ma Abete non arriverà fin laggiù, il sottotitolo era forse troppo distante.

Infatti, intorno alle 15 di oggi si scatena il putiferio.

Riceviamo decine di notifiche di commenti piccati, email, e qualche chiamata.

Ci mancava solo la polizia. Vi immaginate che scena se proprio loro, gli agenti di polizia, dopo quanto successo in questi giorni, fossero corsi in soccorso di Abete?

Comunque, ecco la sintesi di tutti questi commenti: “Quello che avete detto di Luca Abete – dicono – è vergognoso”.

Ci colgono impreparati. Non capiamo. Poi basta sempre un giro su Facebook (maledetti social) ed ecco che tutto si fa più chiaro.

Abete ha postato sulla sua pagina uno screen della foto di copertina con il solo titolo dell'articolo in questione. Non l'articolo per intero. Badate bene. Almeno tutti avrebbero potuto leggere cosa in quel pezzo fosse davvero scritto.

E a questo punto capire cosa quell'articolo fosse: un sondaggio appunto.

Bastava arrivare fino al sottotitolo, non lo dimentichiamo. (Postiamo l'articolo, anche per te signor Abete, così puoi rifarti).

No, Abete si limita a postare lo screen al quale facevamo riferimento. Dove – ci sembra – giochi volutamente sul titolo per dimostrare che anche noi lo stiamo trasformando da vittima in carnefice.

Ecco cosa scrive: “Questa è la più bella di tutte! Sentite: dopo l'Agente LISA che quasi si commuove per le scuse del Vice Questore, ecco il giornale avellinese Ottopagine, secondo il quale io "non conosco la cultura del perdono"! Voi che ne dite? Le minacce, gli insulti, gli abusi e il tentativo di inventare una versione conveniente (documentate dalle immagini) possono essere perdonate da una persona denunciata, malmenata e refertata con 7 giorni di prognosi?”

Ora vogliamo chiedere al signor Abete – un alfiere della libertà e la correttezza professionale -: crede di aver fatto corretta informazione con quel post volutamente monco, dove viene citato solo il titolo di un sondaggio, ma si nega la possibilità di leggere per intero il contenuto, attribuendoci in questo modo parole non pronunciate da noi?

O ritiene invece di aver strumentalizzato quel titolo per suggerire chissà quali fini e dietrologie? Oltretutto mettendo alla gogna giornalisti che – e ci provi il contrario – hanno fatto della correttezza e della professionalità una linea guida da seguire sempre e comunque.

Inoltre, caro signor Abete, tu conosci Ottopagine e il nostro lavoro. Nei giorni scorsi hai più volte retweettato (condiviso su twitter) i nostri articoli. Ed evidentemente li hai apprezzati così tanto che sei perfino divenuto follower (seguace) di chi scrive. (Gli screen a fine articolo lo provano)

E allora perché questa uscita a vuoto gratuita?

Siamo certi che questa e le altre domande rimarranno senza risposta. Ma non né faremo un dramma né chiederemo le tue scuse (non ne abbiamo bisogno), signor Abete. Anzi, speriamo di rivederci su Striscia la Notizia lunedì sera. Con simpatia, senza pigna o carta igienica.

Ps. Signor Abete, ecco tutti gli articoli che il sito "schierato" contro di lei, e cioè Ottopagine, ha pubblicato nell'ultima settimana. Di sicuro ne dimentichiamo qualcuno, speriamo che ci perdonerà. Abete Giannini. Intervista finisce male. Abete sta bene: solo un po' stropicciato. Grazie a tuttiAbete: «Non cercavo gloria. Senza quei video io condannato» Abete: Iannuzzi scuse strategiche. Questo video lo smentisce.  Luca Abete, schiaffo e insulti dalla polizia. E' caso nazionale.  Abete: Iannuzzi scuse strategiche. Questo video lo smentisce. Caso Abete e pecore: oggi è il giorno delle scuse. Ma bastano? Caso Abete, Iannuzzi: chiedo scusa. Pronto alle conseguenze. Caso Abete, avellinesi a Striscia: mai visto nulla di simile