Parte tecnica e parte politica di un'inchiesta avviata grazie a due funzionari

VIDEO - Policastro: "Complesso e collaudato sistema corruttivo. Grazie a chi ha denunciato"

Nel video la registrazione della conferenza stampa che si è svolta presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Benevento

Benevento.  

Il ruolo avuto da quella che è stata considerata la “parte tecnica” e quello subentrato della “parte politica” uno dei tasselli fondamentali dell'inchiesta deflagrata all'alba nel Sannio che ha portato all'arresto, tra gli altri, di tecnici della Provincia e del presidente Antonio Di Maria. Ad illustrare i particolari del lavoro investigativo fin qui svolto nella tarda mattinata sono stati il procuratore Capo Aldo Policastro, il comandante provinciale dei carabinieri di Benevento, Germano Passafiume e il tenente colonnello Alfredo Zerella, a capo del Nucleo investigativo del Reparto operativo.

“In alcune delle conversazioni degli indagati – ha spiegato il procuratore capo Aldo Policastro - facevano espresso riferimento ad un sistema che prima vedeva la 'parte tecnica' prevalere nel favorire le imprese protette, per amicizia o per elargizioni di somme di denaro, e che adesso stava andando in crisi per le richieste della 'parte politica' di contare”. Particolare, questo, che aveva portato alcuni degli indagati a lamentarsi “di una iniqua e asimmetrica spartizione - tra i 'tecnici' e la 'parte politica', delle nove procedure riguardanti la manutenzione delle scuole, al punto che emergeva l’ipotesi che le procedure amministrative delle gare avrebbero potuto anche avere dei rallentamenti se non fosse stato trovato un punto di equilibrio nella gestione illecita degli affidamenti”.

“Abbiamo sempre i professionisti tecnici in prima fila nel tessere la tela e gli imprenditori seduti al tavolo. Il presidente della Provincia – ha poi rimarcato il dottore Policastro – non è indagato per corruzione ma per turbativa d'asta. Nelle indagini la parte politica a cui facciamo riferimento è quella della Provincia. Il sindaco di Buonalbergo (Michelantonio Panarese ndr) partecipa con il doppio ruolo ma essenzialmente è un tecnico che svolge un ruolo fondamentale. Noi – ha rimarcato ancora il numero uno degli inquirenti sanniti – abbiamo 'fotografato' il momento in cui la parte politica richiede di partecipare a questo tipo di attività”.

Indagini complesse “per via di una serie di operazioni astute e scaltre – ha anche aggiunto Policastro - onde evitare collegamenti. Poi ci sono una serie di aspetti all'interno delle indagini che non si sono tradotti in imputazioni, ma che danno un'idea del sistema, in particolare quando un tecnico dice che 'l'impresa è la cassaforte di un politico'. Per noi questo è un dato che significa una continuità del rapporto insano tra impresa e rappresentante politico dell'ente locale”.

Inchiesta partita prima da una denuncia di un pubblico ufficiale in servizio presso la Provincia di Benevento, al quale se ne è poi aggiunto un altro che all'epoca era in servizio presso la Rocca: “Dobbiamo ringraziare – ha concluso il Procuratore capo Policastro – entrambi con posizioni di rilievo. Questi cittadini hanno onorato il loro mandato”.

“Attività complessa, articolata e delicata supportata da intercettazioni che ci ha consentito di disvelare un complesso e collaudato sistema corruttivo alti funzionari delle amministratori, tecnici e imprenditori di Benevento e della provincia di Caserta” ha invece commentato il colonnello Germano Passafiume, comandante provinciale dei carabinieri di Benevento.

“Ricorrevano ad arcaici sistemi di comunicazione. Anche tramite ammiccamenti o strette di mano. Accordi finalizzati alla spartizione illegittima di appalti pubblici – ha rimarcato l'alto ufficiale -. Da sottolineare come in alcune circostanze ci sia stata una vera pressione dalla parte politica per imporre il sistema legittimo e quasi scontato. Grazie – ha concluso il colonnello Passafiume - ai due funzionari dell'Ente provincia che hanno denunciato. Per noi queste persone sono necessarie e a loro va la nostra stima e gratitudine”.

Indagini non semplici, dunque ma che sono arrivate ad una svolta grazie al lavoro incessante dei carabinieri e in particolare del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Benevento. Nucleo guidato dal tenente colonnello Alfredo Zerella che ha illustrato i particolari dell'attività svolta: “Grazie ai militari del Nucleo investigativo che per due anni circa si sono impegnati con costanza. Indagini partite nel febbraio del 2019 quando un funzionario ci ha denunciato di essere rimasto vittima di un tentativo di corruzione: all'interno di una cartellina che gli era stata consegnata da un suo diretto responsabile aveva trovato mille euro”. Pagamento delle tangenti che avveniva, secondo la ricostruzione degli inquirenti attraverso vari sistemi: “Meccanismi molto tecnici per noi che ci siamo dovuti calare nel ruolo tecnico. Il pagamento avveniva o con denaro contante, con fatture per operazioni inesistenti o attraverso all'affidamento dei lavori all'impresa individuata. Spesso i privati corruttori erano consapevoli delle regole da rispettare. Il dieci per cento in contanti rispetto al valore dell'appalto e l'altro dieci per cento attraverso il pagamento di fatture ad imprese compiacenti per operazioni inesistenti. Creando uno schema con al centro: pubblico ufficiale, intermediario e privato corruttore. Altro aspetto importante era rappresentato che spesso i ruoli attivi cambiavano in base agli appalti che venivano assegnati anche prima della gara”.

In una circostanza, relativa alla discarica Cerreto di Buonalbergo “addirittura viene chiesta – ha specificato ancora il tenente colonnello Zerella - la corresponsione di 20mila euro all'imprenditore beneventano sei mesi prima della pubblicazione della gara”.