Quattro indagate si sono avvalse della facoltà di non rispondere, la quinta lo ha invece fatto. Sono le scelte operate dalle tre suore – due del Madagascar, una filippina di 34, 59 e 60 anni – e due maestre di Benevento: una 55enne ed una 36enne, durante gli interrogatori di garanzia dinanzi al gip Roberto Nuzzo, che ha disposto per loro la misura del divieto di dimora in città nell'inchiesta del pm Olimpia Anzalone e dei carabinieri sui presunti maltrattamenti di cui sarebbero rimasti vittime, nell'asilo della Battistine, dodici bimbi nati tra il 2023 3ed il 2024.
A restare in silenzio sono state, assistite dall'avvocato Valentina Ippolito, le tre religiose e la 55enne, difesa dall'avvocato Giovanni La Motta. Ha invece risposto alle domande la 36enne – per lei l'avvocato Carmine Ruggiero -, che ha innanzitutto precisato di essere stata assente, perchè ricoverata in ospedale, due settimane tra la fine di novembre e gli inizi di gennaio.
La sua è la posizione meno gravata perchè il suo nome compare in una sola descrizione dei 25 video che hanno immortalato le condotte contestate: nel suo caso, uno schiaffo alle testa di un piccolo. La donna ha anche fornito alcuni chiarimenti sui metodi educativi, dando una sua spiegazione di alcune frasi intercettate.
Un quarto d'ora prima delle 15 la conclusione degli interrogatori, che si sono svolti al quarto piano del Tribunale, nella stanza del giudice. Polizia e carabinieri presenti all'interno ed all'esterno del palazzo di giustizia, dove sono stati registrati le proteste di alcuni genitori dei minori e momenti di tensione all'uscita delle auto con i legali e le prime quattro indagate. Tutte erano state fatte entrare, all'arrivo, dal lato Procura (nella foto).
Come anticipato da Ottopagine, l'inchiesta è nata dalla denuncia presentata ai carabinieri di San Sebastiano al Vesuvio, il 7 novembre 2025, dal rappresentante legale di un Consozrio accreditato per il servizio civile. Qualche giorno prima aveva ricevuto una mail nella quale una volontaria in servizio presso l'asilo aveva segnalato alcuni episodi: un piccolo legato ad una sedia, altri presi a schiaffi. La Procura aveva disposto d'urgenza intercettazioni telefoniche e ambientali – nei quattro locali dell'asilo.
La donna era stata immediatamente ascoltata dai militari, aveva riferito di lavorare dalle 9 alle 14 per 500 euro al mese, di trovarsi bene con i bimbi ma non con il personale, e di sentirsi esausta perchè aveva dovuto sopportare i comportamenti delle suore e delle maestre nei confronti dei piccoli. Aveva aggiunto di aver conservato nel suo cellulare video e foto, e di aver annotato su alcuni fogli le punizioni fisiche, le violenze psicologiche e le condotte omissive delle insegnanti. Un quadro che poi sarebbe stato corroborato, secondo gli inquirenti, dalle immagini fissate dalle telecamere piazzate nell'asilo.
La tesi dell'accusa è che i bimbi sarebbero stati “immobilizzati alle sedie con i propri indumenti o bloccati per lungo tempo nei passeggini, insultati sul modo di vestire, sulla corporatura, sullo stesso nome del bambino/a, ed avrebbero subito schiaffi alla nuca, strattonamenti per i capelli, spintonamenti a terra anche rivolti a bambini ancora in fase di gattonamento, punizioni improprie e l' utilizzo della forza per costringerli a mangiare e dormire”.
