Zero porta zero, avrebbe detto a quel geometra, facendogli intendere, sostengono gli inquirenti, che se non avesse pagato le sue pratiche sarebbero rimaste ancora impantanate, con il conseguente blocco delle attività della società di progettazione di cui è amministratore.
Parole che sarebbero state pronunciate a fine gennaio, che la parte offesa, assistita dall'avvocato Roberto Prozzo, aveva registrato durante un incontro. E' in questa cornice che si inserisce l'ipotesi di concussione contestata a Gennaro Santamaria, il dirigente del Comune arrestato in flagranza di reato dai carabinieri e che il gip Maria Amoruso, dopo la convalida, ha lasciato in carcere. Una misura adottata per il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, per evitare contatti tra l'indagato, difeso dagli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo, e i suoi amici.
L'incontro di gennaio rappresenta il prologo di ciò che sarebbe poi accaduto successivamente, con la presunta pretesa della somma di 70mila euro che sarebbe servita a sbloccare, consentendone la valutazione, le pratiche del geometra. Una 'richiesta' rispetto alla quale il professionista avrebbe avuto un atteggiamento dubbioso, tanto da spingere Santamaria a prospettargli che zero avrebbe portato zero.
Il 30 marzo, poi, l'epilogo, con l'arresto del 63enne, trovato in possesso di 4mila euro in contanti – 80 banconote da 50 euro-: una cifra ritenuta la prima tranche di quella complessiva. Un episodio che viene considerato non isolato alla luce del sequestro nell'abitazione di Santamaria di 30 buste, alcune intestate Comune di Benevento, Città di Beneveento e Camera dei deputati, ciascuna contenente 5mila euro.
