Senza peli sulla lingua, senza mezze misure. Proprio come giovedì scorso, quando, in occasione della presentazione della maglia tributo in memoria di Adriano Lombardi, aveva lanciato un messaggio inequivocabile: "L'Avellino deve vincere il campionato con dieci punti di vantaggio sulla seconda, altrimenti quelle fatte finora dalla proprietà sono solo chiacchiere al vento. Soddisfatto del mercato? Assolutamente no."
E così, dopo l'umiliazione subita ieri, sul campo della Torres, che si è sbarazzata dei lupi con un comodo 2-0, Mario Dell'Anno ha utilizzato il suo profilo facebook per lanciare un altro messaggio alla Sidigas, proprietaria dalla scorsa esatate del club biancoverde.
Poche righe, quelle scritte dal presidente dell'associazione "...Per la Storia...", proprietaria del logo Uesse e della denominazione, che puntualizza di parlare a titolo personale ma lancia un vero e proprio ultimatum alla dirigenza e, tutt'altro che velatamente, a Gianandrea De Cesare: "Cara proprietà, evidentemente non avete capito." - esordisce in maniera perentoria Dell'Anno nella nota che ha calamitato circa 500 like in pochi minuti - "Se non avete intenzione di investire nel calcio, lasciate tutto come l’avete trovato iniziando dal logo che vi è stato dato in comodato d’uso gratuito e la denominazione che dovrete avere. Noi abbiamo bisogno di ben altro! Aspetto risultati fino al 15 di gennaio, sia come per la classifica, ma soprattutto per la campagna acquisti. Altrimenti, contratto o non contratto, vengo e mi riprendo quello che è nostro! Mario Dell’Anno."
Il dado, dunque, è tratto, mentre gran parte della tifoseria invoca dichiarazioni pubbliche per fare chiarezza sugli obiettivi stagionali da parte del numero uno del gruppo Sidigas. Il motivo è semplice e, allo stato attuale, condivisibile: se era lecito chiedere pazienza e tempo per la costruzione dell'organico, essendo partiti in ritardo, cosa ha poi impedito di essere protagonisti nel mercato di dicembre, che ha portato in dote unicamente gli arrivi di Da Dalt e Omohonria? Sta per arrivare lo svincolato Dionisi (difensore ex Latina), si può pescare dalla lista dei calciatori che si sono liberati, rinforzarsi a gennaio con innesti dai professionisti. Insomma, "non è mai troppo tardi" potrebbe essere la risposta, Ma, come evidenziato dallo stesso Dell'Anno, dalle intenzioni bisogna passare ai fatti. Ora.
Non c'è più il capro espiatorio Graziani, che pure ci ha messo del suo, ma evidentemente non era la causa di tutti i mali. C'è stato tempo per stare "vicini alla squadra e capire ciò che occorre" per citare il presidente Mauriello, in conferenza stampa lo scorso 27 ottobre, ma la voce delle operazioni in entrata, almeno dell'ultima finestra di trattative, non è coincisa con un'effettiva risolutezza sul fronte innesti, da operare ed operati; rivelatisi, invece, nemmeno lontanamente sufficienti a colmare le lacune.
Il recente avvicendamento in panchina, che ha determinato una fase di "stand-by" del mercato, come puntualizzato dal direttore sportivo Musa, è già passato. Ergo, "stop". È arrivato il momento di premere il pulsante "play". "Ciak, azione!" Se così non fosse delle due l'una: o mancano le idee su chi prendere o la forza e la volontà di concretizzarle. In tal caso ci sarebbero delle responsabilità: da prendersi o da evidenziare.
Di certo, il tempo degli alibi è davvero finito: lo ha ricordato la squadra, che, dopo l'illusorio 6-1 con la Lupa Roma, ha messo in evidenza ciò che non è mai stato un mistero ed è divenuto innegabile. Non c'è più spazio per nascondere la polvere nascosta sotto il tappeto: la rosa è incompleta, va rinforzata. Punto. Senza "se" e senza "ma". Adesso. Non poi. Senza ombra di dubbio, non eventualmente. Under e over non fa differenza. Di Serie C o di categoria, pure. Servono calciatori in grado di alzare il livello. Non calciatori che, magari, potrebbero farlo. Sempre che il professionismo, da vincitori del campionato, sia il traguardo che si intende tagliare. Viceversa, basta spiegare dove si vuole arrivare. come si pensa di farlo.
Anche la comprensione, dei tifosi in primis, in fondo, ha un termine. Così come quel famoso 14 dicembre arrivato e passato senza sussulti. Le parole, come la partita di Budoni, rinviata al prossimo mercoledì, se le porta e se le è portate - via il vento.
In conclusione: quanto prima si dichiarino gli intenti alla piazza in maniera univoca e inequivocabile. Senza girarci intorno. Patti chiari e amicizia lunga. Perché è nelle zone d'ombra che nascono le illusioni che fanno rima con delusioni. E in tal senso, la piazza irpina ha già ampiamente dato.
