Trentasette anni e non sentirli: Santiago Eduardo Morero li ha festeggiati, giovedì scorso, con un gol di tacco; rompendo l'equilibrio nel match a Rocca Priora, contro la Lupa Roma, e mettendo l'Avellino sui binari del successo finale per 2-1, che ha permesso di ridurre a due sole lunghezze le distanze di ritardo dal Lanusei. Proprio contro la capolista sarda, nella gara di andata, Morero aveva messo a segno uno dei suoi 5 gol finora realizzati in campionato. Un bottino di tutto rispetto per un difensore, utile per evidenziare di essere, ovviamente, di un'altra categoria. E d'altronde, in tal senso, la sua carriera parla chiaro. Ciò nonostante, in barba al suo "curriculum", l'argentino ha deciso di sposare la causa biancoverde nel momento più difficile, quello vissuto solo qualche mese fa, con la mancata ammissione alla Serie B, che aveva contributo a difendere sul campo, in maglia Uesse, e il doppio salto all'indietro, fino alla Serie D, per diventare l'uomo simbolo della rinascita; con la SSD targata Sidigas, ma con quel lupo sempre lì, sul petto, all'altezza del cuore, a rappresentare il filo conduttore al quale aggrapparsi, come la fune per una scalata, per issare nuovamente l'Avellino e la sua gente dove erano arrivati e rimasti per anni, con il coltello costantemente tra i denti, prima di essere sprofondati in un burrone nella maniera più dolorosa e inattesa possibile. Carisma e personalità, affidargli la fascia da capitano è stata una naturale conseguenza per rispetto della sua professionalità e della sua scelta di cuore, celebrata e rimarcata dalla società irpina attraverso la propria pagina facebook proprio nel momento in cui si intravede la luce in fondo al tunnel di una rincorsa infinita. Questa mattina allenamento e “rompete le righe”. Via alle festività pasquali, prima di vivere 180 minuti in cui tenere allacciate saldamente le cinture; nei quali conteranno testa e cuore. Per informazioni chiedere a Santiago Eduardo Morero, spesso contestato in Cadetteria, ora amatissimo. La differenza per il cambio d'opinione? Il piglio del leader. Quello che non si insegna. Quello con cui si nasce. Quello che ti fa convivere con acciacchi e fisilogici fastidi quando alle spalle hai centinaia di logoranti partite. Quello che ti rende, semplicemente, un capitano.
Foto: pagina facebook Calcio Avellino SSD.
