Avellino, la quiete prima della tempesta (perfetta?)

Pasqua di relax per i lupi, che vogliono a tutti i costi il sorpasso o l'aggancio al primo posto

avellino la quiete prima della tempesta perfetta
Avellino.  

Una Pasqua all'insegna dell'ottimismo e della speranza. Una domenica di relax e poi, ancora, meritate e preziose ore di riposo, nella giornata di domani e nella mattinata di martedì, prima di tornare a calcare l'erba sintetica del “Partenio-Lombardi” per tuffarsi nel momento della verità, quello, in cui, ogni goccia di sudore sarà spillata con e per un unico obiettivo: vincere le ultime due partite del girone G di Serie D, augurandosi che gli ultimi sforzi della stagione regolare bastino per coronare la rimonta sul Lanusei. L'Avellino ha festeggiato e sta festeggiando così la sua "resurrezione sportiva": inevitabile, per dirigenti, calciatori e componenti dello staff, tra un momento conviviale e l'altro, con le proprie famiglie o compagne, sbirciare quella classifica diventata improvvisamente affascinante; quasi magnetica: aggancio o sorpasso, non sembra fare, addirittura, nessuna differenza dopo aver tenuto il piede costantemente pigiato sull'acceleratore per rimettersi in carreggiata. E allora, la mente va. Che sia spareggio in campo neutro, in gara secca, in caso di arrivo a pari punti - qualora negli ultimi 180 minuti di campionato i sardi ne conquistassero 4 a fronte dei 6, d'obbligo per gli irpini - o clamoroso trionfo, se la capolista incappasse in una sconfitta in una delle due ultime partite - a dispetto del sempre indispensabile bottino pieno che i lupi saranno chiamati a conquistare -, il desiderio, condiviso dall'intero ambiente, compattatosi come una testuggine romana, è completare la rincorsa in qualsiasi modo; evitare di disputare i play-off con un paradossale amaro in bocca. E sì, perché se solo fino a qualche settimana fa ritrovarsi a 2 punti dagli uomini di Gardini sembrava alla stregua di un'utopia, adesso che sono lì, a un passo, sarebbe difficile digerire un inseguimento vano, nonostante Morero e compagni restino non artefici, almeno del tutto, del proprio destino. Dita incrociate, l'ottimismo come un macigno di pressione per gli avversari. È l'ora della quiete prima della potenziale tempesta perfetta.