U.S. Avellino, rimpasto societario: è l'ora della verità

Accordo a latere della vendita, penale, recompra e call tra contraddizioni e zone d'ombra

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Avellino.  

Mandato in archivio il pareggio sul campo del Bisceglie, per l'Avellino è il momento della verità, l'ennesimo, sul fronte societario. Domani, salvo improvvise accelerazioni o slittamenti, dovrebbe essere il giorno risolutivo per il rimpasto dell'assetto dirigenziale. La IDC, che lo scorso 6 dicembre ha acquistato l'Uesse, è ormai notoriamente spaccata in due blocchi: da una parte l'amministratore unico e vicepresidente Nicola Circelli, con il socio di minoranza Andrea Riccio, detentori del 50 per cento delle quote; dall'altra, il presidente Luigi Izzo (25 per cento) e gli altri due soci, Renato De Lucia e Sabatino Autorino (25 per cento rimanente, equamente diviso).

Attraverso una lettera aperta, inoltrata alla stampa lo scorso venerdì sera, dopo la chiusura della finestra invernale di calciomercato, Luigi Izzo, che ieri non era presente sugli spalti del “Ventura”, ha esplicato che restano da sciogliere due nodi per introdurre nel club nuovi soci irpini (dovrebbero essere Carmine Marinelli e Carlo Matarazzo, con il potenziale coinvolgimento, in qualità di sponsor, di Angelo Antonio D'Agostino, ndr). Il primo è la liquidazione di Circelli e Riccio, che sono pronti a farsi da parte e, viceversa, sarebbero disposti ad andare avanti con un progetto alternativo, anch'esso incentrato nel coinvolgimento di imprenditori irpini; il secondo, più delicato, è relativo a un “accordo a latere della vendita”, citato, testualmente, proprio da Izzo, nel sostenere che “a semplice richiesta, la società Calcio Avellino potrebbe rientrare in possesso del vecchio proprietario o, in alternativa, pagare una penale di non poco conto.”

Insomma, una sorta di multa che la nuova proprietà dovrebbe pagare alla vecchia, nel caso in cui, a fronte di una mera richiesta, a partire da 3 mesi successivi al 6 dicembre 2020, si opponesse a “restituire” l'U.S. Avellino per i due milioni di euro indicati nella manifestazione di interesse. Un aspetto di cui lo stesso Izzo non sarebbe stato inizialmente a conoscenza.

La mente corre così alle dichiarazioni rese lo scorso 20 dicembre, giorno della conferenza stampa di presentazione della nuovo organigramma dirigenziale; alle parole dell'amministratore delegato Polcino, che, dopo aver inizialmente ammesso: “La clausola di recompra? C'è.”, all'uscita dallo studio del notaio Miliotti, dove è stato stipulato il rogito per il passaggio di consegne, aveva dichiarato: “Non esiste nessuna recompra. Esiste una call, che è un aspetto giuridico completamente diverso da una recompra. La call è una chiamata, che può essere in un atto di vendita, e non è stata inserita nell'atto di vendita. È stata fatta una scrittura a parte rispetto all'atto di acquisto, questo perché, ante sequestro, fu data una parola, o meglio, tentando di verificare la possibilità di cessione dell'Avellino Calcio, De Cesare aveva chiesto di poter mantenere questa opzione. Questa opzione è stata lasciata. La call funziona in questo modo: c'è una chiamata, come dice il termine inglese stesso, noi possiamo rispondere o non rispondere. Oltre, ci sono tutta una serie di clausole all'interno di questa clausola, e, naturalmente, siamo legati al segreto di non divulgazione di tutte le clausole, ma anche per una questione di rispetto delle parti che si sono incontrate e deciso di fare in questi termini.” Resta, così, ovviamente, da chiarire se parlando di queste clausole si riferisse, o meno, alle penale menzionata da Izzo.

La chiave per svincolarsi da questo impegno potrebbe essere rappresentata dall'indicazione della data del 15 novembre 2019 quale termine essenziale oltre il quale la manifestazione di interesse e la comunicazione integrativa non avrebbero avuto più valore. Un termine che sarebbe stato sforato mentre Izzo si era chiamato fuori, non partecipando alla stipula degli incartamenti.

Si vedrà. Intanto, Izzo e Circelli, contestati dai 268 tifosi irpini al seguito della squadra, ieri, in Puglia, si sarebbero sentiti.

Il giorno buono per risolvere l'impasse dovrebbe, come detto, essere alle porte. In ogni caso, non si andrà oltre la settimana corrente, a margine di una frattura ormai insanabile.