Avellino, le possibili avversarie playoff: il Perugia

Un ex biancoverde è il pericolo numero uno e c'è pure un obiettivo di mercato dei lupi, sfumato

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Avellino.  

Alla scoperta delle possibili avversarie dell'Avellino nei playoff. Al terzo posto del girone B di Serie C, a quota 70 punti, 3 in meno della capolista Padova e uno del Südtirol, secondo in classifica, c'è il Perugia di Fabio Caserta. Il tecnico protagonista dell'ultima promozione in Serie B della Juve Stabia ha dovuto rigenerare un ambiente depresso. Partiti in ritardo, Caserta ha saputo gestire il gruppo nelle difficoltà. Anche in Umbria si sta confermando un fine e paziente stratega. Il jolly è Salvatore Elia, ex obiettivo di mercato dell'Avellino, in grado di interpretare una gamma di ruoli così ampia da spaziare dal terzino alla punta, nelle vesti di falso nueve. Tanta qualità e botta dalla distanza tra i pezzi forti del suo repertorio. Se migliora nell'ultimo passaggio è di un'altra categoria. La diga è Christian Kouan, che fa della sua attitudine alla lotta e nel suo spirito guerriero i suoi punti di forza per essere imprescindibile a centrocampo. Recupera palloni e con il suo apporto fisico aiuta la squadra a tenere il baricentro alto. Il pericolo numero uno è Marcello Falzerano, ex dei lupi. Quando tutto non gira è l'unico a tirar fuori il classico coniglio fuori dal cilindro. La delusione è Federico Melchiorri. La punta di diamante scalfita. Dopo un infortunio, a febbraio, tante stecche, brutte pagelle e anche tanta panchina. Il potenziale, però, resta incontestabile. L'ariete è Jacopo Murano. Occhio al centroboa. Poco lucido sottoporta, anche se letale nell'ultimo turno, contro la Triestina, prende botte, apre spazi, spende ogni goccia di energia per tenere su i suoi compagni di squadra. Il modulo di riferimento è il 3-4-3. L'undici tipo: Minelli in porta; Cancelotti, Monaco, Angella e Di Noia in difesa; Kouan, Burrai, Sounas a centrocampo; Elia, Murano e Falzerano in attacco. Il potenziale punto debole? Il clima di contestazione nei confronti della società non ha aiutato inizialmente la squadra. Si ha l'impressione che il grifo, per essere davvero temibile, abbia bisogno di ritrovare lo straripante entusiasmo della sua gente.