Fosse un film si chiamerebbe, senz'altro, “la maledizione della fideiussione”, ma la sorte, o il fato, non centrano davvero nulla con l'ormai solito copione che la tifoseria dell'Avellino è costretta a sorbirsi da due anni a questa parte, con l'unico elemento di discontinuità rappresentato dalle proprietà. E sì, perché i problemi, conclamati, non sono imponderabili fattori, ma naturali conseguenze di gestioni societarie lacunose. Per usare un eufemismo. E così, dopo aver subito l'umiliazione del 6-3 casalingo per mano del Catania mandando allo sbaraglio una rosa resa ancor più incompleta dallo sforamento del tetto del budget coperto dalla prima fideiussione, è il momento di un altro inaccettabile e pericolosissimo stand-by: quello determinato dalla necessità di produrre una seconda fideiussione, dopo giorni di non casuale, affannosa, caccia per reperire un interlocutore del settore assicurativo propensa a garantirla, per tesserare Illanes, De Marco e Karic, e, con l'auspicio per i supporter, in assenza di sponsor (chiacchierati, ma a oggi aleatori, ndr), che la sopra citata fideiussione numero due arrivi in tempo utile e sia sufficiente per coprire i costi necessari al completamento dell'organico.
Domani, a Firenze, dovrebbe esserci (condizionale cautelativo più che d'obbligo, ndr) la consegna a mano, negli uffici della Lega Pro, della cruciale documentazione che permetterebbe al direttore sportivo Salvatore Di Somma di tornare ad avere operatività sul mercato.
Oltre ai calciatori “congelati” servono almeno un altro difensore centrale e due attaccanti: Rizzo del Genoa, per la retroguardia; Saraniti, in uscita dal Lecce; Fedato, svincolato dal Foggia e tornato d'attualità, per il reparto avanzato, sono alla finestra, ma il calendario corre verso il 2 settembre, quando chiuderà la sessione estiva (dopo la deadline si potranno ingaggiare solo calciatori liberi da vincoli contrattuali, ndr), e, allo stato attuale, date le premesse, sarà pure perché è periodo, più che mercato sembra di star a parlare di fantacalcio. Il rischio è di andare avanti, per un tempo più o meno prolungato, con un organico monco. In maniera imperdonabile. Una prospettiva certamente letale sotto il punto di vista dei risultati sportivi.
