Un anno da ricordare, diventato improvvisamente da dimenticare. Ecco l'estrema sintesi del 2018 dell'Avellino. Un incubo a occhi aperti, che, scherzi del calendario e ironia della sorte, era iniziato in Serie B, con la vittoria in trasferta a Brescia (2-3) - come accaduto nel 2017 (0-2) - ed è finito nel girone G di Serie D con il pareggio casalingo (1-1) con il Latina, contro cui era stata festeggiata la salvezza in Cadetteria nella stagione 2016/2017 (2-1).
Trecentosessantacinque giorni per ritrovarsi dalla festa salvezza del 18 maggio a Terni, che aveva spalancato le porte alla sesta stagione di fila nell'anticamera del gotha del calcio tricolore - sarebbe stato un inedito nella storia biancoverde - allo psicodramma del 7 agosto con la bocciatura del Tar del Lazio, a spazzare via sacrifici e lacrime di gioia tramutandoli in frustrazione e dolore sportivo. Tutto per colpa di una maledetta fideiussione, ormai storia come l'era Taccone, al capolinea dopo nove anni trascorsi risalendo la china proprio dalla Serie D fino ad accarezzare il sogno del ritorno in Serie A per poi sprofondare in una fine indegna, del tutto stucchevole.
Date che rimarranno impresse, nell'anno che si conclude oggi, come il 3 aprile, con il provvidenziale avvicendamento in panchina tra Novellino e Foscarini per tagliare il traguardo della permanenza in categoria messo seriamente a repentaglio; come, soprattutto, il 12 luglio: in una serata folle, iniziata con l'entusiasmo per la presentazione della nuova maglia alla presenza della madrina Anna Falchi, alla notizia dell'esclusione dalla Serie B per via di problemi legati alla garanzia economica presentata a corredo della domanda di iscrizione. Un calvario proseguito con la conferma del “no” della FIGC 8 giorni più tardi, il 20 luglio, mentre l'Avellino del neo-tecnico Marcolini pareggiava in amichevole con la Roma allo stadio “Stirpe” di Frosinone; con la squadra chiamata a raccolta sotto il settore ospiti per un abbraccio terribile: quello della consapevolezza della fine. Un calvario di ricorsi e carte bollate proseguito il 31 luglio al Collegio di Garanzia del Coni con una città e una provincia in trepidante ed inutile attesa. Altro "no": ricorso presentato oltre i termini e con una nuova fideiussione non aderente ai parametri richiesti dalla FIGC. Le lacrime dei "senatori" D'Angelo e Castaldo per la fine di un ciclo.
La vecchia interregionale e una nuova proprietà: il 9 agosto, a due giorni dalla fine della gestione Taccone, sancita definitivamente il 14 settembre in udienza collegiale dallo stesso Tar del Lazio, nasce la Calcio Avellino SSD. Si riparte da Gianandrea De Cesare: una garanzia per quanto fatto con la Scandone, da anni ai vertici della Serie A ed ormai saldamente in Champions League. Tornare in Serie B in tre anni è l'obiettivo dichiarato dall'ex sindaco Ciampi nel motivare la scelta di affidare il nuovo corso del calcio irpino all'imprenditore napoletano che, sotto la supervisione manageriale di Nicola Alberani, direttore operativo della Sidigas Avellino e responsabile tecnico dell'area tecnica del gruppo Sidigas, sceglie di ripartire da un direttore sportivo 28enne, Carlo Musa e da un tecnico navigato per la categoria ma che non entra nei cuori della piazza, Archimede Graziani, esonerato dopo la sconfitta casalinga con il Trastevere e avvicendato, il 4 dicembre scorso, con un ex calciatore e tecnico dell'Avellino: Giovanni Bucaro. Con lui si consuma il ritorno in Irpinia, da vice, di Daniele Cinelli.
Ma davvero non c'è pace. Il tecnico arriva ed esplode il caso Sidigas: crisi finanziaria, tutti di nuovo col fiato sospeso. Finisce così la fine di un anno da ricordare, diventato da dimenticare. Con l'auspicio, per la tifoseria avellinese, umiliata e mortificata, che il 2019 regali ancor prima dei successi, la serenità e il piacere di tornare a parlare unicamente di calcio; del caro, vecchio, amato, martoriato, lupo: merito, ma non morto. Nonostante tutto. Come sempre.
